Ritorniamo nuovamente sul comma del DIRITTO DI RETTIFICA del DDL interettazioni in continua evoluzione e l’attacco alla rete

Sì, è estate ed è caldo.

Sì, siete stressati al lavoro e pensate alle vacanze.

Sì, siete in vacanza ed è meglio la tintarella degli italici problemi.

Sì, se ne parla da un anno ed ormai ….ma attenzione alle sorprese estive.

Mentre in Finlandia la rete è ufficialmente un diritto legale di tutti i cittadini, in Islanda è stata approvata una legge che garantirà i blogger che pubblicheranno notizie di pubblico interesse (di ogni tipo), L’ITALIA sta procedendo con un serrato attacco alla rete ed i blogger, una sorta di attacco alla web diligenza, con una classe politica che (per interessi personali di pochi eletti) lascia il Paese in una situazione di disincentivo e digital-divide per l’alto costo di connessione e rinuncia ad investire sia nella banda larga “comune” sia in quella che potrebbe derivare dalla vendita delle frequenze televisive liberate dal digitale, con la conseguente perdita di mobilitazione occupazionale diretta ed indotta e di guadagni per uno Stato in crisi economica.

Riassuntino, breve, ma esplicativo della situazione in cui siamo:

- Due regolamenti in attuazione del Decreto Romani, a cura AGCOM, che obbliga, con autorizzazione e/o richiesta di inizio attività, chi vuole tenere e/o aprire una web/tv - anche piccola piccola - al pagamento di un contributo da 3000 a 6000 euro;

- Obbligo di tenuta di un registro e di conservazione di tutti i contenuti diffusi

- Obbligo di registrazione presso il ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)

- Il comma 29 del DDL INTERCETTAZIONI che obbliga al DIRITTO DI RETTIFICA, ma l’assurdo del DDL arriva quando sotto i colpi del comma legisltivo cadrà anche l’editoria non periodica, i libri !

Ne parla, strano a dirsi, la rete: “IL POST” e “LIBRIBLOG.COM”

Il bavaglio pure ai libri?;

La legge sulle intercettazioni impone termini assurdi e iniqui per l’obbligo di rettifica anche alla “stampa non periodica”;

Bavaglio: la nuova legge colpirà anche i libri?

Dimenticato niente ? ! ?



Del web invece ne parla anche IL FATTO QUOTIDIANO

Internet, ultimi giorni di libertà

In settimana il voto definitivo alla legge bavaglio con multe e obbligo di rettifica. L’Italia va così verso la Cina, mentre parte anche la schedatura delle web tv. Normative impensabili nelle altre democrazie

Cala il sipario sul web, uno degli ultimi spazi disponibili per fare circolare liberamente le idee. Il comma 29 dell’articolo 1 della legge bavaglio impone che ogni sito, blog, forum, pagina Facebook, canale YouTube, debba sottostare all’obbligo di rettifica previsto per le testate giornalistiche. Si rischiano multe fino a 12mila euro. Nel frattempo l’Autorità garante per le Comunicazioni ha pubblicato gli schemi dei regolamenti in ossequio al Decreto Romani. D’ora in poi le web tv ed i video blogger italiani dovranno chiedere all’Agcom un’autorizzazione per andare online e versare 3000 euro per l’iscrizione. Mentre nel mondo sempre più paesi guardano con lungimiranza alla rete, in Italia procede a tappe forzate il progetto per controllare il web e per zittire le tante voci contro il palazzo che popolano Internet di Federico Mello e Guido Scorza

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Firma anche tu “Lettera aperta contro il BAVAGLIO ALLA RETE”, l’ultimo tentativo per gli emendamenti al DDL INTERCETTAZIONI che mira al blocco della rete

Alla prossima e … buona estate

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E’ il nostro modo di festeggiare i compleanni: ospitare idee …..prima che passi il comma del “diritto di rettifica” del DDL intercettazioni, che deprimerà la rete e limiterà i blogger nella pubblicazione delle idee e dei pensieri.

L’attacco alla web-diligenza dei novelli indiani continua

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Islanda: la nazione che si sbavaglia

Il governo di Reykjavik ha approvato una legge che difende chiunque pubblichi, su Internet, documenti segreti che siano di interesse pubblico. Come la legge islandese può complicare la realizzazione del bavaglio in Italia.

«Un paese di guardoni, incapace di farsi gli affari suoi».

Non dovremmo stupirci se prossimamente sentissimo da qualche esponente del nostro governo una dichiarazione del genere parlando dell’Islanda e della nuova legge che punta a difendere dai processi chiunque pubblichi su internet dossier segreti e notizie riservate di interesse pubblico.

Mentre sull’italico suolo, col pretesto di difendere la privacy dei cittadini, si discute su come poter azzittire una volta per tutte le voci fuori dal coro dell’informazione a reti unificate, minacciando multe da capogiro agli editori e carcere per i giornalisti, nel Paese nordico il governo all’unanimità ha dichiarato di voler difendere a tutti i costi la libertà d’espressione e il diritto dei cittadini ad essere informati.

Come dire che c’è chi gli scudi li fa per proteggere gli evasori fiscali, invitandoli a riportare i soldi in Italia con la certezza di non dover dare alcuna spiegazione sulla loro provenienza e chi invece li progetta per difendere la verità.

Modi diversi di intendere la democrazia.

La legge, proposta dalla deputata anarchica Birgitta Jonsdottir e approvata lo scorso 16 giugno, prevede che, nel caso in cui documenti riservati venissero sottratti per un interesse pubblico ed inseriti sul web da un server con base in Islanda, la giustizia di Reykjavik non solo non potrà impedirne la divulgazione, ma non potrà nemmeno consentire a tribunali esteri di comminare condanne in base a leggi che divergono dalle norme islandesi.

La legge, inoltre, dà il diritto alla società proprietaria del server di difendersi a sua volta da qualsiasi forma di intimidazione, sotto forma di minacce di querele dai cifre a sei zeri, potendo intentare una contro-citazione davanti a una corte dello stato islandese.

Le notizie che provengono dalla nazione insulare nel nord dell’oceano Atlantico non sono solo l’effetto di una eco di controtendenza rispetto alle forme di restrizione delle libertà che caratterizzano parecchie zone del mondo, dove quello di fare il giornalista è un modo per sprezzare il pericolo, ma promettono di incidere con forza nelle scelte politiche di molti governi.

Stando così le cose, sembra, infatti, complicarsi di non poco la missione del ministro della Giustizia Angelino Alfano di redigere una legge che riesca a impedire le attuali libertà di cui gode il giornalismo italiano, poiché oltre a dover affrontare in patria le proteste di una larga parte della società civile, dovrà fare i conti con la possibilità che le notizie “proibite” potranno trovare ospitalità presso i server islandesi per poi essere riportate in maniera legale dai quotidiani italiani.

Tranne che non si faccia una legge ad civitatem che recitasse qualcosa come “nel caso in cui si risieda in Italia, la nazione Islanda e tutto ciò che essa concerne è da ritenersi come la proiezione fantastica di una mente perversa seguace del male e, perché no, anche comunista”.

Nella foto: una vignetta di Vauro Senesi sulla libertà d’informazione

Simone Olivelli

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Punto per punto la legge bavaglio: ecco cosa vuole Berlusconi

Il testo del ddl intercettazioni approvato dal Senato arriva in settimana alla Camera.

Il premier “assicura” in un’intervista a Oggi: “La legge è in dirittura d’arrivo”.

Il testo arriva, questa settimana, alla Camera, dopo il sì del Senato, anche se verrà discusso in aula - come si è deciso ieri - solo dopo che si sarà esaurito il dibattito sulla manovra di Tremonti.
E fa parte di quell’attacco complessivo ai diritti democratici, ribadito sabato sera da Berlusconi sul suo sito forzaitalia.it.
Che cosa cambierà se il ddl intercettazioni dovesse diventare una legge dello Stato?
I punti di maggior rilievo sono due.
La prima grande differenza riguarda lo strumento delle intercettazioni nelle indagini condotte dai pm e realizzate dalla polizia giudiziaria.
La seconda è la censura imposta a giornalisti ed editori, con forti limitazioni alla libertà d’informazione.

Chi può essere intercettato?

Oggi per mettere sotto controllo un’utenza telefonica ci vuole l’autorizzazione di un magistrato, nel caso in cui stia indagando qualcuno, sospettato di aver commesso un reato.
Con le nuove norme potranno essere intercettate solo le persone su cui pendano gravi indizi di colpevolezza e solo per alcuni reati: mafia, terrorismo, sequestro di persona, lo stalking e quelli puniti con più di 5 anni di reclusione,

La durata delle intercettazioni

Attualmente i telefoni possono essere messi sotto controllo per tutta la durata delle indagini preliminari. Con il ddl approvato dal Senato il limite è 75 giorni. Se ci sono ragioni motivate il pm può chiedere al gip una proroga di tre giorni in tre giorni. Per i reati più gravi, si può prorogare per 40 giorni, più altri 20 ancora prorogabili.

Le intercettazioni ambientali

Oggi gli investigatori possono piazzare microfoni in luoghi pubblici e privati, fino alla fine delle indagini. Con la nuova legge niente più microfoni piazzati in casa o in auto. Le cimici saranno consentite al massimo per tre giorni, prorogabili per altri tre.

Norma transitoria

Le nuove regole se diventassero legge si applicherebbero anche ai processi in corso. Quindi, se nell’ipotesi dell’accusa di processi già avviati fossero state raccolte delle prove a carico degli imputati con intercettazioni e registrazioni ambientali regolarmente autorizzate con le vecchie regole, non avrebbero alcun valore, qualora fossero fuori dal tetto dei 75 giorni per le prime e dei 3 giorni per le seconde.
Addio ai processi della cricca.

Silenzio imposto ai magistrati

Oggi il pm può andare in tv a parlare dell’inchiesta di cui è titolare. Se il ddl intercettazioni diventasse legge se lo facesse potrebbe essere sostituito dal capo del suo ufficio.
Niente più telecamere neppure durante i processi pubblici. Oggi basta l’accordo del giudice che presiede l’udienza in questione. In futuro dovrebbe per registrare immagini e parole dovrebbe servire l’assenzo del presidente della corte d’appello.

Censura ai giornalisti

Attualmente se il giornalista pubblica delle intercettazioni, su cui pende il segreto istruttorio, rischia un mese di carcere evitabile pagando 281 euro di ammenda. Nessuna multa è prevista per gli editori.
Con le norme future il giornalista non può più pubblicare atti delle inchieste in versione integrale fino al termine dell’udienza preliminare. Le intercettazioni, invece, non potranno essere pubblicate né integrali né in forma di riassunto fino al processo.
Nel caso in cui infrangesse questa regola il cronista rischierebbe un mese di carcere evitabile con una multa di 10 mila euro.
Gli atti delle indagini, invece, potranno essere pubblicati non tra virgolette ma solo con un riassunto.

Stangata sugli editori

Per gli editori, invece, ci sarebbe una multa di 300 mila euro se pubblicano brani testuali di intercettazioni, 450mila euro se si tratta di intercettazioni di persone estranee ai fatti.

Punite le talpe

Oggi chi passa alla stampa intercettazioni o atti coperti dal segreto istruttorio rischia fino a un anno di carcere. Con le nuove norme si arriverà a un massimo di pena di 6 anni.

La norma D’Addadrio

Attualmente chiunque può registrare una conversazione di nascosto, come ha fatto la escort Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli con berlusconi o come fanno spesso Striscia la notizia e Le Iene.
Con il ddl intercettazioni queste registrazioni sono permesse solo a giornalisti professionisti e pubblicisti, o se c’è di mezzo la sicurezza dello Stato.
Per gli altri carcere da 6 mesi a 4 anni.

La norma salva prete

Oggi se viene intercettato un sacerdote il pm non ha nessun obbligo di avvertire le autorità ecclesiastiche. Con le nuove regole il magistrato dovrà avvertire la diocesi; se l’intercettato è un vescovo bisognerà avvertire la segreteria di Stato vaticana.

fonte Barbara Cataldi

Ed infine, ma non ultimo ….il DIRITTO DI RETTIFICA all’interno del DDL intercettazioni

Nel video spiegazioni sul diritto di rettifica nel Web 2.0., Trackback e Blog Reactions ……

….. ed al link “il piano B della rete” l’emendamento al comma 29 del DDL Intercettazioni

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Segui gli altri post sull’argomento anche a questo link

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Video tratto da http://www.byoblu.com

L’approvazione della Legge Bavaglio è prossima, Il DDL al cui interno c’è l’art. 28 che estende a tutti i “siti informatici” l’obbligo di rettifica così come previsto per la stampa secondo l’art. 8 dellla Legge 47 del 1948.

Tanto per esser chiari e sicuri di evitare fraintendimenti quello che accadrà all’indomani dell’entrata in vigore della nuova legge è che chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o professionale che sia, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo, video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da rettificare.

Non dar corso tempestivamente all’eventuale richiesta di rettifica potrà costare molto caro a blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e a chiunque possa rientrare nella vaga, generica e assai poco significativa definizione di “gestore di sito informatico”: la disposizione di legge, infatti, prevede, in tal caso, una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire.

I blogger non hanno soldi e gli italiani non hanno informazione.

Per risolvere in parte questo problema il blog di Beppe Grillo vuole fare incontrare domanda e offerta.

Il meccanismo è semplice, scoprilo a questo link

Rimane comunque il problema dell’attacco alla libertà della rete, una sorta di assalto alla diligenza…. come e soprattutto cosa fare ?!

Aiutiamo Enzo di Frenna , dobbiamo trovare un sistema

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Acquista INTERNET FOR GIULIANI, il dvd sul terremoto prodotto  dalla rete per la rete

Firma l’appello contro il DDL intercettazioni cd. “LEGGE BAVAGLIO“

Oltre agli articoli sulle intercettazioni all’interno del DDL c’è l’art. che estende a tutti i “siti informatici” l’obbligo di rettifica ( previsto dalla disciplina sulla stampa del 1948), obbligando di fatto tutti “i gestori di siti informatici” a procedere, entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato.

Non dar corso tempestivamente all’eventuale richiesta di rettifica potrà costare molto caro a blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e a chiunque possa rientrare nella vaga, generica e assai poco significativa definizione di “gestore di sito informatico”: la disposizione di legge, infatti, prevede, in tal caso, una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire.

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