mercoledì, agosto 10th, 2011


COMUNICATO STAMPA

Cambiare rotta si può e si deve

Con il voto di 28 milioni di persone ai referendum di giugno, i cittadini italiani hanno chiaramente indicato alla politica la direzione da prendere:

- rispetto giuridico dei quesiti, ancora da attuare, da parte delle istituzioni nazionali e locali;
- inversione di rotta rispetto al neoliberismo, per una nuova stagione di tutela dei beni comuni che non possono soggiacere ai voleri delle agenzie di rating e della speculazione finanziaria;
- espansione e non restrizione delle garanzie democratiche e di partecipazione dei cittadini nelle istituzioni pubbliche.

Nel percorso che ha portato ai referendum, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha avuto come compagni di strada moltissime associazioni e realta’ di base del mondo ambientalista, cattolico, del volontariato, di sinistra e del sindacato, e anche enti locali e qualche forza politica. Realta’ diverse, che si sono unite perche’ diventate consapevoli della necessita’ di porre un freno alla rapina dei beni comuni e dei servizi pubblici, a partire dall’acqua.

Questo lungo periodo di regressione economica, in larga misura, non è imputabile all’economia reale del nostro paese - ancora molto legata alla produzione manifatturiera e a circuiti locali di mercato - ma è causata dal modello economico dominato dalla volatilità dei titoli in borsa, e dallo strapotere di organismi economici non elettivi europei e internazionali. Gli stessi che oggi usano la “crisi” come alibi per ottenere dalle nazioni misure inutili a superarla e devastanti per la sopravvivenza dello stato sociale.

Con il documento presentato al Governo il 4 agosto dalle “parti sociali” (Confindustria, banche, sindacati confederali) si chiedono una serie di misure di matrice liberista tra le quali spicca “

un grande piano di privatizzazioni e liberalizzazioni da avviare subito.[...] Avviare la dismissione e la valorizzazione del patrimonio pubblico, con un piano articolato negli anni. Incentivare gli enti locali a dismettere patrimoni immobiliari e società di servizi [...].”

E’ un attacco alla Costituzione, allo stato sociale, ai beni comuni, diretto contro i lavoratori e le fasce sociali più deboli, e contro i cittadini italiani, la maggioranza assoluta dei quali, con la vittoria nei referendum di giugno, ha espresso la volonta’ di non lasciare al mercato la gestione dei beni e dei servizi pubblici.

Queste sono le vere parti sociali che il Governo e tutta la politica devono ascoltare.

Chiediamo alla CGIL, in quanto aderente al percorso referendario, di ritirare la propria firma dal documento presentato, e al Governo e a tutte le opposizioni di non ascoltare le cattive sirene di ricette che possono solo aggravare e rendere irreversibile la regressione economica in cui ci troviamo.

Cambiare rotta si puo’ e si deve, subito.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA


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Sconcertanti le super vacanze dei parlamentari che dureranno fino al 6 settembre (il 7 per i senatori). Ma i consiglieri comunali, provinciali e regionali della Toscana non se la passano peggio. Quasi due mesi di ferie.

L’aula del consiglio regionale toscano ha chiuso lo scorso 27 luglio. La pausa estiva durerà sette settimane, fino alla seduta di mercoledì 13 settembre. Le commissioni consiliari torneranno al lavoro sette giorni prima, il 6. Anche Palazzo Panciatichi andrà in ferie: gli uffici del consiglio regionale saranno chiusi nella settimana di ferragosto.

 

Situazione analoga per il consiglio provinciale. L’ultima seduta in Palazzo Medici Riccardi risale a lunedì 25 luglio e lo stop delle riunioni proseguirà fino al 12 settembre. Le commissioni hanno lavorato fino ad oggi e ritorneranno in attività tra la fine del mese e l’inzio di settembre.

Medesima cosa a Palazzo Vecchio. Il salone de’ Dugento resterà vuoto fino al 12 settembre. Il consiglio comunale ha svolto la sua ultima seduta lo scorso 25 luglio.

 

fonte

 

Mentre i politici se vanno in ferie per due mesi ed i partiti si spartiscano somme somme da caèpogiro, ci sono migliaia di disoccupati, cassintegrati, ospedali in disservizio e scuole allo sfascio.

Fate due conti e vi accorgerete di quante cose si potrebbero fare con quei soldi. Se ai rimborsi uniamo gli stipendi d’oro dei consiglieri regionali, la cui retribuzione media è di circa € 10.000 al mese capirete da soli perché vanno licenziati tutti !!