Con la recente manovra finanziaria (quella che salverà il Paese dal default) per risparmiare viene cancellato il SISTRI (Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti); cosa succederà alle terre di scavo dei tunnel e della stazione/centro commerciale fiorentini al momento dell’inizio dei lavori ?

Dopo l’ammissione del Ministero che le terre di scavo in questione sono un problema, una questione in più si aggiunge alle altre che il comitato contro il sottoattraversamento A.V. di Firenze (insieme al MoVimento 5 stell - Firenze, comitati, associazioni e cittadini) ha denunciato nel corso del tempo

Ennesimo strappo tra il ministro dell’Ambiente e il Governo. Dopo aver minacciato nel dicembre scorso di dimettersi dal suo dicastero e dal Pdl, il ministro Prestigiacomo torna a criticare l’esecutivo che, a due anni dall’entrata in vigore della normativa sul controllo informatico della movimentazione dei rifiuti, intende abrogare la norma e tornare al precedente sistema cartaceo, in nome “della semplificazione amministrativa”. Il Ministro giudica “gravissima l’inaspettata norma contenuta nella manovra che cancella il Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti” e parla di “vero e proprio regalo alle ecomafie”.

‘Duro colpo alla legalità’. Secondo la Prestigiacomo, il sistema Sistri (Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti) “avrebbe consentito il controllo e la movimentazione di tutti i rifiuti speciali nel Paese che rappresentano l’80% di quelli prodotti. La tracciabilità dei rifiuti è un obbligo comunitario e tutti sanno che l’attuale sistema cartaceo consente frodi e abusi e non è in grado di fornire in tempo reale, tanto al ministero dell’Ambiente quanto alle forze dell’ordine, un quadro della movimentazione dei rifiuti. I dati nazionali disponibili hanno un ritardo di due anni”. “A parole - attacca ancora la responsabile dell’Ambiente - sosteniamo di voler risolvere il problema dei rifiuti che vede mezza Italia in emergenza ma poi facciamo i regali alla criminalità organizzata in nome della semplificazione amministrativa che però stavolta obbligherà le imprese, nel terzo millennio, a usare china e carta anzichè il computer. Mi appello al senso di responsabilità di tutti affinché si possa correggere questo clamoroso autogol”. Il Ministro sottolinea, dunque, che “le imprese sane e le associazioni di categoria non hanno mai chiesto di cancellare il Sistri, ma hanno chiesto modifiche e gradualità nell’entrata in vigore. Tutte richieste che sono state accolte. Buttare ora il bambino con l’acqua sporca - conclude la Prestigiacomo - è un colpo alla legalità e alla lotta alla criminalità”.

fonte

Leggi anche le dichiarazioni di Piero Grasso - Procuratore Nazionale Antimafia : Grasso: «Sistri abolito? Un regalo alle ecomafie» link

 

 

Qualche info sulla TAV fiorentina :

TAV Firenze dopo le firme dell’accordo: dalle esperienze precedenti (da Salerno alla Val di Susa) cosa si puo’ aspettare la città.
TAV Firenze: 90 milioni di € VS 280 edifici a rischio . = X
TAV Firenze: l’informazione sul progetto AV è gratuita da anni (grazie ai comitati). La Regione vuole spendere 2 milioni di euro !
FIRENZE: L’OMBRA LUNGA DELLA TAV SUL VALDARNO
il modello TAV
TAV Firenze: Il ministero ammette che la terre di scavo sono un problema !!!
TUNNEL TAV Firenze – l’alternativa c’è …
TAV Firenze: nessuna compensazione economica potrà risarcire la città
TAV Firenze: Caro sindaco, Firenze non è in vendita ! Ovvero come 277 edifici (ufficiali) siano a rischio !

 

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Con l’alibi della crisi finanziaria e sotto l’egida della Banca Centrale Europea, il Governo Berlusconi ha deciso una manovra da macelleria sociale basata sulle stesse politiche liberiste che hanno prodotto la crisi.In particolare, ha deciso di considerare la vittoria referendaria dello scorso giugno come un banale incidente di percorso che, se impedisce (per il momento) ai poteri forti di allungare le mani sull’acqua, senz’altro permette la riproposizione dell’obbligo di privatizzazione per tutti i servizi pubblici locali “a rilevanza economica”.

Fa da contraltare la cosiddetta opposizione del PD, che si scaglia contro l’obbligo di privatizzazione, ma solo perché ne preferisce la libera scelta, fatta per piacere e senza imposizioni.

C’è qualcosa che continua a non essere chiaro al mondo politico e ai grandi capitali finanziari.

Con il voto referendario del 12 e 13 giugno scorsi, la maggioranza assoluta del popolo italiano ha deciso di ritirare due deleghe fino ad allora assegnate.

La prima delega ritirata è stata quella al mercato, dopo oltre due decenni di ideologia liberista basata sul “privato è bello” e sulla drastica riduzione del ruolo del pubblico : con il suo voto, il popolo italiano ha rivendicato la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, la sua gestione partecipativa e la difesa dei beni comuni.

Una necessità di riappropriazione sociale contro un mercato pervasivo che ha assoggettato l’intera vita delle persone alla valorizzazione finanziaria, relegandola nell’universo della frammentazione sociale e della solitudine competitiva.

La seconda delega ritirata è stata quella alla politica istituzionale, dopo oltre due decenni di ipnosi sociale, basata sull’informazione verticale e unidirezionale dello strumento televisivo : con il suo voto, il popolo italiano ha preso atto della crisi, profonda e irreversibile, della democrazia rappresentativa, e ha rivendicato il diritto di poter decidere sui beni comuni che a tutti appartengono.

Riproporre con diktat autoritario le politiche di privatizzazione, come ha fatto il Governo Berlusconi, con la copertura politica di un’opposizione in stato comatoso, l’assenso delle cosiddette “parti sociali” e la benedizione del Presidente della Repubblica, significa voler far finta di non capire ciò la straordinaria esperienza del movimento per l’acqua ha rappresentato : la fine di un ciclo politico e culturale e l’avvio di una inversione di rotta, dentro la quale il nuovo linguaggio dei beni comuni diventa, da mera costruzione teorica, pratica sociale e di conflitto.

A questo proposito, tanto il mondo politico istituzionale –di governo e di opposizione- quanto il mondo dei poteri forti economico-finanziari è bene sappiano che i movimenti per l’acqua e per i beni comuni non staranno seduti a guardare.

La manovra che prevede la fotocopia del decreto Ronchi (seppur esentando il servizio idrico integrato) impatta direttamente con quanto la maggioranza assoluta degli italiani ha deliberato con il voto referendario : per questo verrà impugnata, nelle forme e nei modi più opportuni, davanti alla Corte Costituzionale.

E, per quanto riguarda l’acqua, nessuno si illuda che basti un decreto che –bontà sua- la esenta dal nuovo tentativo di consegna forzata all’appropriazione privata : la doppia vittoria dei SI ai quesiti referendari ha detto chiaramente che l’acqua va sottratta al mercato e che la gestione del servizio idrico non dovrà prevedere profitti.

Ciò significa che le tariffe vanno obbligatoriamente ridotte della quota relativa alla remunerazione del capitale investito e che, territorio per territorio, la gestione dell’acqua deve uscire dalla forma societaria della SpA ed essere affidata alla gestione partecipativa dei cittadini, dei lavoratori e delle comunità locali.

Se questo non è ancora chiaro, sarà la mobilitazione dei movimenti per l’acqua, a livello nazionale e territoriale, ad esplicitarlo nei prossimi mesi.

Senza sconti per nessuno e con la consapevolezza di essere i custodi del voto referendario e della diffusa domanda di democrazia.

Sarà un autunno caldo quello che sta arrivando : servirà molta acqua per rinfrescare le lotte.

Marco Bersani (Attac Italia)

 


Estate, la giusta stagione per leggere

Vauro Senesi - La scatola dei calzini perduti - Ed. Piemme

 

Ofelia – Cristina Betti - Faligi Editore

Ofelia nasce nella notte della morte di Mussolini, sarà forse l’evento burrascoso che segnerà la sua vita? Diviene bambina in un magico mondo ovattato, fatto di campi coltivati da ogni genere di verdura ed una fattoria costellata di tutti gli affetti necessari a sostituire la mancanza di un padre, maledetto dalla madre sin dalle prime righe del romanzo. Ma la vita non tarderà a fargli sentire il vero peso della realtà, delle responsabilità, dell’età adulta e del coraggio delle proprie azioni.

Ofelia sceglierà Emì come suo sposo e con lui diventerà donna.

Sono molti i temi trattati a volte distrattamente e fra le righe, e altri quelli descritti apertamente e sviscerati nel cuore delle sensazioni e delle emozioni.

Si parla della forza di tre donne che, depredate della fiducia nel genere maschile, riescono in modo diverso ed in tempi diversi a cavarsela con le loro forze, il loro lavoro e la loro emancipazione.

Si parla di donne, ma non vengono lasciati in disparte gli uomini con la forza di tener testa ai loro caparbi caratteri, con la forza di scavarsi un posto nei loro cuori e con la forza permettere nuove forme di unione, uomini con tempre d’acciaio se si parla dell’infanzia di Ofelia e uomini con tempre quasi femminee nell’età adulta, ai quali spesso dovrà provveder lei.

In Ofelia vengono mostrate anche le debolezze che possono portar una persona verso baratri che sembrano senza fine, siano essi uomini o donne, le debolezze non hanno sesso.

Sono molti i personaggi che si avvicendano nel romanzo e pochi vengono dimenticati fra le righe, tutti, con le loro esistenze lasciano una traccia nel lettore, traccia che verrà seguita sino all’ultima pagina.

Ogni personaggio risveglia sentimenti ed emozioni che fanno parte della realtà non è un romanzo d’amore o di avventura, è un romanzo che rappresenta ogni risvolto del genere umano, lodevole o spregevole che sia, rappresenta la realtà.

L’aborto, il divorzio, la violenza familiare sono solo alcune delle realtà che dovrà affrontare, ma la vita è fatta anche di puri e sinceri affetti in grado di superare ostacoli a volte insormontabili ed accompagnarci in ogni difficoltoso passo della vita.

Autrice

Warwick Collins - Signori Ed. Ponte alle Grazie

Nel centro di Londra, “Ez” Murphy trova lavoro come custode in un gabinetto pubblico. Il capo, Josiah Reynolds, e il collega Jason, come lui neri e giamaicani, gli spiegano che il problema principale del gabinetto sono gli incontri erotici clandestini. Ognuno dei tre tira in ballo le proprie assunzioni morali: Ez, un devoto avventista, rimane turbato dalla notizia, Jason, un rasta, attribuisce il tutto all’innata corruzione dei bianchi, Reynolds, più pragmatico, si preoccupa di impedire gli incontri, temendo di perdere il lavoro. Ma proprio il loro zelo moralista provoca il tracollo dei proventi del gabinetto e ne rende necessaria la chiusura…

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Tagliare i prezzi del 10% e rimettere in moto l’economia locale. Sembra fantascienza. E invece è l’obiettivo dello Scec, uno strumento che permette ad artigiani, commercianti o piccole imprese, di creare una rete di solidarietà e cercare di resistere alla crisi accettando di guadagnare qualcosa di meno.

Lo Scec ha l’aspetto di una banconota, con tagli che vanno da 0,50 a 50. L’acronimo sta per “Sconto che cammina” e a inventarlo è stato un gruppo di economisti, consulenti di impresa e imprenditori che si sono riuniti nell’associazione Arcipelago Scec.

Presente a Napoli come nella provincia di Milano, lo Scec non è una moneta vera e propria, anche se il valore di una sua unità corrisponde a un euro. Si tratta di un buono, distribuito inizialmente alle famiglie, che permette di avere uno sconto dal 10 al 30% nei negozi che decidono di accettarlo. Non bisogna pagare nulla per averlo e, soprattutto, non è convertibile in euro.

Raccontata così, può sembrare una forma di fidelizzazione, come le tessere punti del supermercato. Lo Scec invece non punta solo a ridurre i prezzi: «Si crea anche una rete locale di persone e famiglie che usano questo buono, e di imprese e aziende che naturalmente lo accettano. Con la veste innocua di uno sconto, si crea la possibilità di trattenere sul territorio la ricchezza, ed evitare così il drenaggio finanziario della grande distribuzione, che assorbe il reddito del territorio per non reinvestirlo, se non in minima parte, su questo», spiega Pierluigi Paoletti, uno dei fondatori dell’associazione ed ex consulente creditizio con una laurea in legge e specializzazione in finanza.

Per aderire al progetto basta poco: ci si iscrive gratis (anche se donazioni sono benvenute) tramite il sito (www.scecservice.org) al proprio “arcipelago” regionale di riferimento, ovvero alla rete di piccole comunità locali, dette “isole”. Si ottengono i primi 100 Scec utilizzabili presso gli esercizi o i professionisti che aderiscono al progetto. Quando si acquista qualcosa si paga così una parte in Scec, corrispondente alla percentuale di sconto, invece che in euro. In pratica, se si vuole comprare un vestito che costa 100 euro e lo sconto è del 10%, si pagheranno 90 euro e i restanti dieci in Scec. Una volta finiti se ne possono richiedere altri e sarà l’isola regionale a decidere, assieme all’arcipelago, se emetterne di nuovi.

Cinema, falegnami, alimentari, pizzerie, tappezzieri, commercialisti, caseifici, gioiellieri che ricevono Scec invece di euro, possono spenderli solo nei negozi che aderiscono alla rete locale, cercando di costruire un ciclo virtuoso che rafforzi i legami all’interno della comunità, quasi un social network economico che rilanci anche le produzioni locali di qualità. Come se dopo lo slow food debba venire lo slow cost.

Per descrivere meglio le dimensioni del fenomeno: l’associazione conta già 16.500 soci che hanno la possibilità di spendere i loro buoni in oltre duemila aziende sparse in dodici regioni in Italia. Il valore degli Scec in circolazione, a oggi, corrisponde a circa 3,78 milioni di euro.

Il punto di forza di questi buoni rischia però di essere anche un limite. Per funzionare occorre partire da una massa critica di famiglie e commercianti che crei relazioni: se a Napoli è stato un successo, la realtà stenta a decollare in una città come Milano.

Il gruppo inizia a lavorare a un progetto di monete locali o “complementari” già da prima del 2005. Il punto di partenza sono gli esperimenti di Svizzera, Germania e Inghilterra. In Italia, però, la legge non le consente. Diventa necessario inventare un nuovo strumento. Nascono così diversi progetti che germogliano in realtà piccole e grandi dove riesce a scattare la coesione sociale: il Selese a Verona, il Kro a Crotone, o il Tyrus a Terni, o ancora l’Ecoroma ad Acilia e a Napoli con circa 600 aderenti tra professionisti, artigiani e imprese.

«Ci siamo ingegnati con serietà negli studi che stavamo compiendo per trovare un elemento che non andasse a intaccare le norme fiscali e di emissione monetaria», aggiunge Paoletti. «Quello che abbiamo fatto è stato elaborare un meccanismo conosciutissimo per sfruttarlo a fini sociali anziché commerciali».

Nel 2008 nasce l’associazione che unisce in una rete tutte queste esperienze locali. Che funziona, finché la Guardia di Finanza non decide di capire di cosa si tratti e, soprattutto, perché un’associazione culturale sia impegnata in una attività che somiglia molto all’emissione di moneta. A luglio 2010, l’Agenzia delle Entrate dà finalmente parere positivo sancendo la legittimità legale. Per i commercianti, lo Scec corrisponde a uno “sconto incondizionato” (un esempio a caso, un buono acquisto da due euro per il detersivo piatti) e come tale va contabilizzato. La differenza rispetto ai buoni sconto tradizionali è che può essere riutilizzato.

Timori di falsificazione non ce ne sono: le banconote sono numerate e stampate con meccanismi di sicurezza, esiste il conto online e comunque sono buoni sconto. Per essere usati si deve comunque comprare qualcosa.

Il passo successivo del sistema Scec è quello di cercare di coinvolgere le amministrazioni locali, come a Monteveglio (Bologna) dove stanno lavorando col comune. «Gli enti locali non saranno più in grado di erogare servizi se non aumentandone il costo. Basta pensare alle mense scolastiche: con l’adozione da parte dell’ente locale si aiutano le famiglie che potrebbero pagare una parte della quota in Scec. A loro volta le amministrazioni possono mettere la loro accettazione come requisito nei bandi». Se le amministrazioni lo facessero, precisa Paoletti, potrebbero usarli o con i fornitori oppure per gli aiuti economici alle famiglie in difficoltà.

L’associazione cerca collaborazioni anche con le scuole. A Cutro, in provincia di Crotone, sta cercando di portare avanti il progetto di un emporio, gestito da una cooperativa, che parte dal lavoro di studezione cerca collaborazioni anche con le scuolenti dell’Istituto agrario. Il suo compito sarà vendere prodotti locali, dopo averli lavorati, dividendo i profitti con i coltivatori stessi.

Per scelta e per le caratteristiche intrinseche del progetto, la grande distribuzione resta esclusa dal circuito. L’associazione, spiegano, cerca di non essere troppo restrittiva. «Una volta abbiamo rifiutato un’agenzia scommesse nel salernitano che aveva chiesto di entrare», sorride Paoletti.

L’obiettivo finale resta quello di coinvolgere i cosiddetti indifferenti e soprattutto di cercare di instaurare buone pratiche, rispetto dell’ambiente e valorizzazione del territorio, per riuscire così a trasformare una comunità nel patrimonio di se stessa.

fonte

Per info:

Arcipelago SCEC …link

Dal meetup Firenze5stelle link

 

 

 

Magnifico messer Matteo,
ritorno oggi a Fiorenza da un viaggio che mi ha tenuto nella città del nostro amato Pontefice Santità Sua.
Informato da messaggeri e corrieri delle magnifiche opere che si vanno compiedo nella nostra città, ho lasciato il bagaglio in casa e lesto sono corso in Piazza della Signoria vostra illustrissima, per godere finalmente delle opere organizzative e strutturali che voi, messere, avete adoprato.
Per far più lesto mi sono servito di uno di quei mezzi di trasporto moderni che vanno a elettricità e non inquinano: il C2. Ho aspettato solo poche decine di minuti perchè arrivasse alla fermata stabilita e quivi mi sono imbarcato. Ma dopo qualche giro di ruota il mezzo si è fermato per un ostacolo: uno di questi automezzi giganteschi, che chiaman SUV, giaceva su un marciapiede impedendoci il passaggio. Allora, smanioso di venirvi a salutare, sono sceso e ho cercato il velocipede che avevo lasciato in catena a un ferro per cavalli al palazzo de’ Pucci, ma ivi più non v’era (son sicuro, per opera di qualche straniero quivi rifugiato). E così son corso a piedi: per questo motivo sono arrivato un po’ in ritardo; voi eravate già a desinare e non ho disturbato.
Ma ho girellato nella Piazza sorpendendomi - proprio come la primiera volta - davanti alle munifiche opere d’arte del nostro Michelangiolo e del GIambologna e dell’Ammannati, così luminose al crepuscolo.
E poi ho visto la nuova opera, frutto dell’ingegno vostro, Magnifico, e della moderna arte di progettare instrumenti utili eppur bellissimi: il fontanello di acqua gasata, che direi magnifico se questo epiteto non fosse per voi di esclusivo encomio. Quale idea portentosa distribuire la sorella acqua addizionata di anidride al popolo assetato! Quale vanto essere suddito di tale illuminata gestione della signoria, che non lesina sulle opere che ci sollevano dal sudore e dalla fatica. Quale meraviglia vedere a pochi metri dalla fontana di Baccio Bandinelli il nuovo fontanello di Publiacqua.
Ci vole un occhio accorto e sveglio come il vostro, Magnifico Matteo, per custodire la bellezza di questa città. Ben mi sovviene di come il vostro fido consigliere, messer Da Empoli, impedì l’allestimento di un’esposizione di sculture contemporanee. Quale orrore sarebbe stato, Magnifico, per la nostra città, seppure trattavasi di mostra temporanea! Bene ha fatto ad apostrofare, il consiglier vostro, come “marchettara” la femmina scultrice che ha ardito proporre tale scempio. Tragga esempio, la disonorata, di come solo un occhio arguto come il vostro, e il dono che vi vede tanto sensibile al bello, possa preservare il giusto e lo splendore. Un casottino in ferro, stile liberty (come un dolce stil novo vol proporre), permanente, sicchè a niuno venga in mente di poterlo un giorno trasportare in altro loco museale, e collegato all’energia elettrica, acciocché dispensi bevande ricche e stimolanti; con marchi esposti in tutti e quattro i lati, sicchè si abbia marca dello ingegnere che compì l’opera e mai sia da intendersi come opera di mercimonio, come invece la marchettara intedea sicuramente fare. Questa, Magnifico, è lungimiranza e modernità. Questa è la contemporaneità che ben si addice, a voi e al vostro consigliere.
E tosto il pensiero mi è andato alla vostra immagine luminosa, quando vi ho visto, Magnifico Signore, mirare i fochi di San Giovanni, dal maestoso palco per voi allestito sul Lungarno. Quando fori, in su i viali, pulmann Graturismo in doppia fila scaricavano orde di turisti giapponesi. Quelle faville dei fochi, splendeano pur nei vostri occhi. Amato signore, voi siete il più amato e a ben ragione. Voi si che sapientemente sapete offrire festa al popolo nel giorno più importante, del nostro adorato Giovanni Santo Protettore.
Nella città vaticana, o mio Signore, dopo pochi giorni ho vissuto una analoga competizione: i Santissimi Apostoli si festeggiavano, nel giorno ventinovesimo del mese. Ma ivi la signoria locale ha offerto musica popolare: Il Requiem di Mozart, mio Signore. Come si può, Magnifico, cadere in tale errore? Una festa è un festa, voi lo sapete: mentre loro sonan requiescat in pacem, voi feste sapete dare, e pane! Voi sapete dare fochi ed acqua. Foco e acqua, mio Magnifico: voi sì che date la vita!

fonte

Per l’immagine di Messer FiRenzi si ringrazia Ricerca Due studio di illustrazione di Firenze

COMUNICATO STAMPA

Cambiare rotta si può e si deve

Con il voto di 28 milioni di persone ai referendum di giugno, i cittadini italiani hanno chiaramente indicato alla politica la direzione da prendere:

- rispetto giuridico dei quesiti, ancora da attuare, da parte delle istituzioni nazionali e locali;
- inversione di rotta rispetto al neoliberismo, per una nuova stagione di tutela dei beni comuni che non possono soggiacere ai voleri delle agenzie di rating e della speculazione finanziaria;
- espansione e non restrizione delle garanzie democratiche e di partecipazione dei cittadini nelle istituzioni pubbliche.

Nel percorso che ha portato ai referendum, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha avuto come compagni di strada moltissime associazioni e realta’ di base del mondo ambientalista, cattolico, del volontariato, di sinistra e del sindacato, e anche enti locali e qualche forza politica. Realta’ diverse, che si sono unite perche’ diventate consapevoli della necessita’ di porre un freno alla rapina dei beni comuni e dei servizi pubblici, a partire dall’acqua.

Questo lungo periodo di regressione economica, in larga misura, non è imputabile all’economia reale del nostro paese - ancora molto legata alla produzione manifatturiera e a circuiti locali di mercato - ma è causata dal modello economico dominato dalla volatilità dei titoli in borsa, e dallo strapotere di organismi economici non elettivi europei e internazionali. Gli stessi che oggi usano la “crisi” come alibi per ottenere dalle nazioni misure inutili a superarla e devastanti per la sopravvivenza dello stato sociale.

Con il documento presentato al Governo il 4 agosto dalle “parti sociali” (Confindustria, banche, sindacati confederali) si chiedono una serie di misure di matrice liberista tra le quali spicca “

un grande piano di privatizzazioni e liberalizzazioni da avviare subito.[...] Avviare la dismissione e la valorizzazione del patrimonio pubblico, con un piano articolato negli anni. Incentivare gli enti locali a dismettere patrimoni immobiliari e società di servizi [...].”

E’ un attacco alla Costituzione, allo stato sociale, ai beni comuni, diretto contro i lavoratori e le fasce sociali più deboli, e contro i cittadini italiani, la maggioranza assoluta dei quali, con la vittoria nei referendum di giugno, ha espresso la volonta’ di non lasciare al mercato la gestione dei beni e dei servizi pubblici.

Queste sono le vere parti sociali che il Governo e tutta la politica devono ascoltare.

Chiediamo alla CGIL, in quanto aderente al percorso referendario, di ritirare la propria firma dal documento presentato, e al Governo e a tutte le opposizioni di non ascoltare le cattive sirene di ricette che possono solo aggravare e rendere irreversibile la regressione economica in cui ci troviamo.

Cambiare rotta si puo’ e si deve, subito.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA


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