luglio 2011



Il nostro sistema politico è diventato un’azienda. I parlamentari, i Governatori delle Regioni, i Sindaci delle grandi città ne rappresentano gli Amministratori Delegati. Il loro compito è di fare nella “governance” politica, lo stesso percorso fatto dalle aziende: investire nel marketing e nel design, per diffondere il più possibile le loro grandi idee; in altre parole sfornare marchi e non prodotti. Come le grandi industrie si sono svuotate, affidando a lavoratori esterni e precari la produzione, così le varie Amministrazioni, dai Comuni al Governo Centrale, si sono messi all’asta, riducendosi ad un guscio vuoto o ad un marchio: “il Comune”, “la Regione”, “lo Stato”.

L’importante è il brand: trova il messaggio, proteggilo e ripetilo fino alla nausea, facendo interagire i mezzi di comunicazione.

Prendiamo ad esempio Firenze. Come risolvere tutti i problemi della città con il “branding”?. Serve un testimonial abbastanza giovane e alla moda, accompagnato da una grande campagna promozionale. Trovato l’uomo gli si affiancano esperti di marketing e pubblicità. A questo punto si deve lanciare il marchio “Renzi” ed il brand utilizzato è la sua faccia da bravo giovane: “mettiamoci la faccia”. Così Firenze ed il suo futuro Sindaco sono diventati un riuscito spot pubblicitario apparso su tutti i canali televisivi nazionali, con in più qualche uscita americana, post-vittoria elettorale, per consolidare la formula ed apprendere dai maestri americani che avevano lanciato con successo il marchio “Obama”. Certo non mancano grandi maestri d’immagine nemmeno da noi e quindi, per il bene della città, si è reso necessario fare un sopralluogo in quel di Arcore. Ha dovuto sopportare le critiche dei soliti benpensanti, ma il brand “mettiamoci la faccia” è stato sicuramente rilanciato in grande stile su tutti i network: missione compiuta!

Poi arriva la necessità di mantenere le promesse di risolvere i problemi reali della città di Firenze. La scelta è quella di ergersi a paladino della città, contro tutto e contro tutti per risolvere il problema del degrado urbano, lottare contro la speculazione edilizia, difendere le scelte ambientaliste. In una parola sola: mantenere le promesse elettorali.

Il branding man ha scelto quindi di scontrarsi con il sistema che noi denunciavamo essere marcio, con regole dettate per asservire gli interessi dei grandi gruppi di potere, che avevano già in mano appalti, infrastrutture e Grandi Opere. Volevamo spiegargli che il modello economico dominante non è il “libero mercato” ma un “capitalismo clientelare” , in cui i politici cedono a dei privati la ricchezza pubblica in cambio del loro sostegno. Poi ci è stato chiaro che ad un Sindaco che “mostra la faccia”, che “rottama” i vecchi dirigenti per far conoscere il nuovo marchio conosciuto e distribuito in tutta Italia, non possiamo certo insegnare tattiche e operazioni di marketing che conosce benissimo. È con questo atteggiamento che presto si siederà ad un tavolo con l’A.D. delle ferrovie, con il Ministro delle Infrastrutture, con il Presidente della Regione e firmerà l’autorizzazione al sottoattraversamento di Firenze della linea ferroviaria dedicata all’Alta Velocità e per la costruzione di una Stazione ad essa dedicata. Prezzo della sua firma 80 milioni di Euro, da utilizzare per rilanciare il “Marchio Firenze”a livello mondiale, ovviamente legato al brand Renzi.

Unico ostacolo, convincere quelle persone, sempre più numerose, e gli altrettanto numerosi movimenti di cittadini, che credono nelle libertà civili, che vogliano che le Aziende stiano fuori dalla politica, che pensano che il riscaldamento globale del pianeta siano le grandi battaglie del nostro tempo e, per questo, vogliono fare parte di un progetto politico più grande. Quando sarà costretto a sedersi ad un tavolo con questi soggetti, quale sarà il prezzo che dovrà pagare il Brand Renzi per sopravvivere?

In politica i cittadini sono sempre più insofferenti nei confronti della furbizia dei loro rappresentanti, dei conflitti di interesse e della cattiva gestione che percepiscono nell’ambito della funzione pubblica. Pensiamo che solo il 13% dei cittadini britannici pensa che i funzionari eletti dicano la verità; percentuale sconfortante rispetto a quella dei medici e degli insegnanti, rispettivamente considerati sinceri dal 92% e dall’88% della popolazione. La speranza è che le imprese pubbliche e private diventino maggiormente integrate con le Società che servono, più in sintonia con le preoccupazioni sociali ed ambientali e maggiormente attrezzate per studiare soluzioni pragmatiche e redditizie tramite cui promuovere il bene comune.

 

 

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Il Comitato/Associazione “No tunnel TAV di Firenze” e “Italia Nostra” Delegazione di Firenze hanno presentato in data odierna documentate richieste di sospensione dei lavori del sottoattraversamento ferroviario TAV per pesanti irregolarità rilevate nel progetto.

Negli esposti firmati dalle due Associazioni sono stati evidenziati i seguenti aspetti:

  • Inosservanza della normativa antisismica.

Il Genio Civile ha espresso alcuni giorni fa (19.07.11) rilievi significativi sottolineando due gravi criticità “ dalla consultazione delle relazioni geologica e geofisica allegate al progetto della stazione Foster emerge quanto sostenuto dall’ing. Perini ( tecnico di parte nel ricorso per denuncia di temuto danno da nuova opera presso il tribunale di Firenze ) relativamente alla non idoneità delle indagini geognostiche utilizzate per la stima dell’azione sismica. Infatti sia per ubicazione sia per profondità investigata, le indagini geologiche utilizzate per la progettazione non sembrano possedere i requisiti richiesti dalle NCT 2008. Preme, inoltre, sottolineare come, da un’attenta consultazione dei risultati delle prove geofisiche, si desuma un’azione sismica differente dalla categoria di sottosuolo utilizzata nel progetto”. In detta nota il Genio Civile sottolinea la non competenza in quanto ente territoriale, rinviando alle delibere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Di conseguenza, ove la competenza a disporre la sospensione dei lavori per inosservanza delle norme antisismiche sia in capo al Ministero delle Infrastrutture e Lavori Pubblici, le Associazioni, consapevoli del fatto che tutto ciò può incidere negativamente sulla sicurezza dell’opera, sollecitano col documento allegato la Direzione Generale Politiche Territoriali e Ambientali della Regione Toscana alla trasmissione degli atti e dei documenti al Ministero competente ed alla Procura della Repubblica di Firenze, .

  • Minaccia imminente di danno ambientale nel Comune di Cavriglia (AR) Loc. S.Barbara per contaminazione da inquinamento causato dai rifiuti di scavo dei tunnel ferroviari TAV di Firenze.

L’avvio della escavazione a Campo di Marte per la realizzazione dei due tunnel è previsto per ottobre 2011 (dichiarazione Ass.re Regionale Ceccobao), ma il cosiddetto smarino (terra di scavo) viene modificato dal lavoro della talpa ( la fresa prevista è la TBM del tipo EFB, che mentre scava, mischia la terra con altre sostanze, producendo una composizione particolare classificata come rifiuto speciale) e quindi non può essere conferito nell’ex miniera di S. Barbara. Questo sito non è una discarica autorizzata - in base alla normativa vigente come documentato dall’ARPAT e dal settore VIA della Regione Toscana - a ricevere materiali classificati come rifiuti. Laddove si procedesse è pressoché scontato il dissesto idrogeologico dell’area. Pertanto anche per questa grave irregolarità, le due Associazioni chiedono la sospensione dei lavori per rischio imminente di danno ambientale. Inoltre la classificazione come rifiuto speciale delle terre di scavo rimette in discussione e invalida la Conferenza dei Servizi del ’99 (e conseguenti prescrizioni), obbligando a riformulare il procedimento su basi nuove.

L’avv.Bonafede ha effettuato in data odierna due integrazioni - una all’esposto presentato alla Corte dei Conti ed una all’esposto presentato alla Procura della Repubblica - essendo in corso la costruzione di opere (diaframmi della Stazione Foster) che possono costituire danno all’erario e che violano le norme tecniche sulle costruzioni.

Queste nuove iniziative sono un atto d’accusa nei confronti di FS, Ministero dei Trasporti, Regione Toscana, Provincia e Comune di Firenze che, mentre sbandierano la prossima firma di un protocollo d’intesa, lasciano andare avanti un progetto pieno di criticità e quindi pericoloso per la città ed i suoi abitanti (da non dimenticare la mancanza di VIA per la Stazione Foster, i danni agli edifici, le alterazioni alla falda, i cantieri..).

In questa vicenda, come già avvenuto in Mugello, emerge drammaticamente l’assenza di ruoloe di controllo delle Istituzioni Pubbliche, che lasciano di fatto alle Imprese mano libera nella esecuzione dei lavori e nel conseguente aumento dei costi (vedi annuncio di arrivo della “talpa” nonostante l’irrisolto problema delle terre di scavo!). Le risposte di Regione e Provincia sono inconsistenti, mentre il Sindaco di Firenze pare interessato solo all’entità delle compensazioni!

L’inutilità del sottoattraversamento TAV e l’inaccettabile sperpero di denaro pubblico, mentre in piena crisi economica si tagliano risorse a servizi sociali basilari, danno la misura dell’arroganza e dei potenti interessi economici legati all’assurda politica bipartisan delle grandi opere inutili e dannose.

A Firenze è’ possibile risolvere alla radice tutte le criticità denunciate solo con il progetto di superficie (potenziamento del nodo ferroviario e pieno utilizzo delle stazioni esistenti), che comporta minori costi (300 milioni anziché 3 miliardi di euro), tempi di realizzazione ridotti (3 anni contro 10) e libera risorse per dare risposte vere alle necessità del trasporto pubblico locale, ancora una volta ignorate dal nuovo Protocollo che sarà firmato mercoledì prossimo.

E’ POSSIBILE FERMARE LO SCEMPIO DELLA CITTA’… L’ALTERNATIVA C’E’ !!

Comitato/Associazione No Tunnel Tav di Firenze Italia Nostra - Firenze

Firenze 29 luglio 2011

 

Per informazioni:

…. Informati sulle strade e gli edifici interessati e diffondi l’azione legale dei cittadini contro i danni TAV

…. Segui su facebook il gruppo “Salviamo Firenze dallo scempio TAV“

…. Informati attraverso il sito del “Comitato contro il sottoattraversamento AV di Firenze”

…. Il confronto con l’alternativa proposta dal Comitato contro il sottoattaversamento AV di firenze:

RICORDIAMO l’elenco degli edifici a rischio
1. via R. Giuliani n. 201 (*)
2. via R. Giuliani n. 165 (*)
3. via R. Giuliani n. 179 (*)
4. edificio ferroviario zona uscita frese
5. sottopasso via delle Tre Pietre
6. sottopasso Stazione di Rifredi e via Vasco de Gama
7. sottopasso Stazione di Rifredi
8. via Vasco de Gama n. 09, 11, 13, 15 – via Panciatichi n 22/1, 22/2, 22/4, 22/5, 22/6
9. via Vasco de Gama n. 47, 49, 51, 53, 55 (*)
10. via Vasco de Gama n. 21, 23, 25, 27, 29 – via Panciatichi n. 32, 34, 36, 36a, 36b, 38 (*)
11. via Vasco de Gama n. 17, 19 (*)
12. via Panciatichi n. 20, 20B
13. sottopasso stradale via Panciatichi
14. sottopasso via del Terzolle e via Panciatichi
15. sottopasso via del Terzolle
16. ponte sul torrente Terzolle
17. via del Terzolle n. 6
18. via del Terzolle n. 2, 2r, 4, 4r
19. passerella pedonale via del Terzolle
20. ponte su via Mariti/piazza Dalmazia
21. via F. Mariti n. 148
22. via F. Mariti n. 148
23. via F. Mariti n.148 (*)
24. via Corsica n. 105
25. via Corsica n. 105, 107
26. via Corsica n. 107
27. via Corsica n.113
28. via Corsica n. 111
29. via Corsica n. 107
30. via Corsica n.105, 107
31. via Corsica n. 105
32. via Corsica n. 87
33. sottopasso viale Corsica/via Bini
34. via Corsica n. 96
35. via Corsica n. 98
36. viale Corsica n. 94
37. viale Corsica n. 90, 92, 46r (*)
38. scuola Ottone, Rosai – corpo 2 – via Dell’Arcovata n. 4
39. scuola Ottone, Rosai – corpo 1 – via Dell’Arcovata n. 4
40. via Dell’Arcovata n. 4 – scuola Ottone Rosai (*)
41. via Dell’Arcovata n. 4 – scuola Ottone Rosai (*)
42. scuola Ottone, Rosai – Auditorium – via Dell’Arcovata n. 4
43. ex Centrale del latte – via Circondaria n. 32
44. via Circondaria n. 34 – ex Centrale del latte (*)
45. edificio ex Macelli – area ex Macelli – via Corsica n. 4
46. edificio dell’Orologio – area ex Macelli – via Corsica n. 10, 12
47. via Zeffirini n. 5
48. via Zeffirini n. 2
49. via Zeffirini n. 1
50. via Zeffirini n. 9, 10
51. Squadra di Rialzo, edificio per la gestione dei veicoli ferroviari
52. viale Belfiore n. 54
53. viale Belfiore n. 56, 58, 22r, 24r, 26r, 28r, 30r, 32r – via Cittadella n. 49, 21r , 23r
54. via della Ghiacciaia n. 10
55. via Cittadella n. 17r , 19r
56. via della Ghiacciaia n. 41
57. via Cittadella n. 43, 45 – via della Ghiacciaia n. 39
58. via Cittadella n. 60
59. via Cittadella n. 40 – via della Ghiacciaia n. 2
60. via Cittadella n. 38, 50r, 52r, 54r – via della Ghiacciaia n. 35, 37, 21r
61. via Cittadella n. 34-36
62. via della Ghiacciaia n. 31A, 33, 33A
63. via della Ghiacciaia n. int. 23 (*)
64. via I. Peri n. 11 (*)
65. via I. Peri n. 8 (*)
66. via della Ghiacciaia n. 29, 31
67. via della Ghiacciaia n. 15, 15a, 7r, 11r, 9r, 19, 23
68. via Cittadella n. 30 (*)
69. via della Ghiacciaia n. 3r, 5r (*)
70. via della Ghiacciaia n.1A-r (*)
71. via della Ghiacciaia n. 1B-r (*)
72. via della Ghiacciaia n. 9, 11
73. via della Ghiacciaia n. 7, 7A, 7B, 7C, 7D
74. via della Ghiacciaia n. 13, 13A, 11A
75. via I. Peri n. 17
76. via I. Peri n. 15
77. via I. Peri n.13
78. via I. Peri n. 10, 12
79. via F. Strozzi – Interno alla Fortezza da Basso (*)
80. locali cannoniera Fortezza da Basso
81. struttura accrediti alla Fortezza da Basso
82. sottovia stradale viale Strozzi
83. padiglione Cavaniglia Fortezza da Basso
84. via F. Dionisi n. 2 – angolo via della Fortezza n. 15 (*)
85. viale F. Strozzi n. 10 (*)
86. viale S. Lavagnini n. 56, 70 – viale F. Strozzi n.32, 18, 20r, 22r, 24r – via Lorenzo il Magnifico n. 89, 93, 95, 97, 99
87. viale S. Lavagnini n. 54
88. via Leone X n. 2
89. viale S. Lavagnini n. 40 d-e-f, n. 42, 44a-b-c-d, n.46
90. viale S. Lavagnini n. 40, 40A, 40B, 38A
91. viale S. Lavagnini n. 38, 32r, 34r, 36r
92. viale S. Lavagnini n. 36, 26r, 28r
93. viale S. Lavagnini n. 34, 22r, 24r
94. via Lorenzo il Magnifico n. 65 (*)
95. viale S. Lavagnini n. 32, 32A, 20r
96. viale S. Lavagnini n. 18r – via Poliziano n. 1, 1r, 5r, 7r
97. via Poliziano n. 2
98. via Poliziano n. 2r, 4r, 6r angolo viale S. Lavagnini n. 30, 8r, 10r, 12r, 14r
99. viale S. Lavagnini n. 28
100. viale S. Lavagnini n. 26
101. viale S. Lavagnini n. 24, 22D, 22C
102. viale S. Lavagnini n. 22, 22A
103. viale S. Lavagnini n. 20
104. viale S. Lavagnini n. 18
105. viale S. Lavagnini n 16-6r angolo via C. Landino n. 1r
106. viale S. Lavagnini n. 14 – angolo via C. Landini n. 2
107. via C. Landino n.1 (*)
108. viale S. Lavagnini n. 12
109. viale S. Lavagnini n. 10
110. viale S. Lavagnini n. 8, 2r, 4r
111. viale S. Lavagnini n. 6, 6A, 4B, 4A
112. viale S. Lavagnini n. 4
113. viale S. Lavagnini n. 2
114. viale S. Lavagnini n. 3, 3A, 3B, 3C (piazza della Libertà)
115. piazza della Libertà n. 8 – angolo via Lorenzo il Magnifico (*)
116. sottopasso viale Lavagnini
117. via G. Dolfi n. 9, 11, 13 angolo viale F. Strozzi n. 12r, 14r, l6r
118. viale S. Lavagnini n. 43, 45, 47
119. via E. Poggi n. 7
120. via E. Poggi n. 18, 20
121. viale S. Lavagnini n. 39, 41 – via E. Poggi n. 22
122. viale S. Lavagnini n. 35, 37
123. viale S. Lavagnini n. 31, 33
124. edificio 074 – viale S. Lavagnini n. 29, Agenzia delle Entrate Firenze 1 – via Santa Caterina d’Alessandria 23A (*)
125. viale S. Lavagnini n. 27, 29
126. edificio 075 – viale S. Lavagnini n. 29, Agenzia delle Entrate Firenze 1 – via Santa Caterina d’Alessandria n. 23A (*)
127. viale S. Lavagnini n. 25
128. viale S. Lavagnini n. 23, 7r
129. via Santa Caterina d’Alessandria n. 27 (*)
130. viale S. Lavagnini n. 21, 1r, 3r, 5r – via Santa Caterina D’Alessandria n. 9r, 11 r, 13r, 15r, 17r
131. via Santa Caterina d’Alessandria n.34 (*)
132. via Bonifacio Lupi n. 35, 35A
133. via Bonifacio Lupi n. 20
134. viale S. Lavagnini n. 19
135. via Duca d’Aosta n. 17 (*)
136. viale S. Lavagnini n. 15, 17 – via Duca D’Aosta n. 20
137. viale S. Lavagnini n. 13
138. via San Gallo n. 105 – viale S. Lavagnini n. 11
139. via San Gallo n. 105
140. viale S. Lavagnini n. 9
141. viale S. Lavagnini n. 21 (*)
142. viale S. Lavagnini n. 7
143. piazza Della Libertà e via S. Lavagnini n. 9r – via San Gallo n. 123, 197r, 199r, 201r, 203r
144. via San Gallo n. 121, 191r, 193r, 195r (*)
145. piazza della Libertà (Porta S. Gallo)
146. piazza della Libertà (Arco della Libertà)
147. piazza della Libertà n. 13, 32r, 33r, 34r, 35r, 36r, 37r, 38r – viale don G. Minzoni n. 1, 1r, 3r – via Madonna della Tosse n. 2, 2r
148.via Madonna della Tosse n. 4, 4r – via P. Spano n. 2r
149. via P. Spano n. 2, 4r
150. via P. Spano n. 4
151. via P. Spano n. 6, 6r, 8r, 10r
152. viale Don Minzoni n. 5, 5r, 7r, 9r, 11r – angolo via P. Spano n. 14r, 16r
153. viale Don Minzoni n. 3
154. via P. Spano n. 1, 3,5 – via Madonna della Tosse n. 6, 8
155. via P. Spano n. 7
156. via P. Spano n. 11
157. via P. Spano n. 13 (*)
158. via Madonna della Tosse n. 6r, 8r, 10 (*)
159. via Madonna della Tosse n. 12, 10r (*)
160. viale Don Minzoni n. 13r, 15r, 17r – via P. Spano n. 8, 18r, 20r
161. viale Don Minzoni n. 7
162. viale Don Minzoni n. 9, 11, 13, 13r, 13a, 15, 15a, 15b, 15c,15d
163. ale Don Minzoni n. 17
164. viale Don Minzoni n. 19, 19r, 21r, 23r
165. viale Don Minzoni n. 21, 25r, 27r
166. viale Don Minzoni n. 23, 23B
167. via S. Spaventa n.2 – angolo viale don Minzoni – Chiesa (*)
168. via P. Spano n. 10
169. via P. Spano n. 12
170. piazza della Libertà n. 14, 15, 16, 39r, 40r, 41r, 42r, 43r, 43A/r, 44r, 45r, 46r (*)
171. via Pier Capponi n. 84, 34r, 36r – angolo via Lorenzo il Magnifico n. 2r, 4r, 6r, 8r, 10r (*)
172. viale Don Minzoni n. 2, 12r, 14r, 16r, 18r, 20r, 22r, 24r – via Leonardo da Vinci n. 29, 29 a/b, 31, 17r, 19r
173. viale Don Minzoni n. 4, 30r, 32r – via Leonardo da Vinci n. 32, 34 36
174. via Leonardo da Vinci n. 32, 14r, 16r (*)
175. viale Don Minzoni n. 6, 30r, 32r
176. viale Don Minzoni n. 8, 10
177. viale Don Minzoni n. 12
178. via A. Giacomini n. 29
179. viale Don Minzoni n. 14
180. via A. Giacomini n. 30, 28(A), 28(B), 6r – angolo viale Don Minzoni n. 34r, 36r, 38r, 40r
181. via A. Giacomini n. 28
182. viale Don Minzoni n. 18
183. viale Don Minzoni n. 20
184. viale Don Minzoni n. 22
185. viale Don Minzoni n. 24, 26, 28, E 52 a,b,c,d rossi
186. viale Don Minzoni n. 32, 54r, 56r, 58r, 60r – angolo via Maruffi n.15r, 17r, 19r,21r
187. via Maruffi n. 11, 13, 15, 17
188. via Giacomini n. 26
189. via Giacomini n. 24
190. via Maruffi n. 7, 9
191. via Maruffi n. 5
192. via Maruffi n. 3
193. viale Don Minzoni n. 34
194. via Masaccio n. 239 – via Don Minzoni n. 36
195. via Masaccio n. 35r
196. via Maruffi n. 12a
197. via Masaccio n. 235
198. via Masaccio n. 233
199. via Maruffi n. 10
200. via Maruffi n. 4,6, 8
201. via Masaccio n. 229a, 231, 31r, 33r
202. via Masaccio n. 229, 29d/r, 29b/r, 29a/r – via Fra’ Bartolomeo n. 41r, 41 a/r, 41 b/r, 41c/r
203. via Maruffi n. 2
204. via Masaccio n. 288, 36r
205. via Masaccio n. 290, 40r
206. via Masaccio n. 282, 284, 284a, 286
207. via Masaccio n. 274, 276 – via Fra’ Bartolomeo n. 41, 43
208. via Masaccio n. 272
209. via Masaccio n. 270, 34r – angolo via Fra’ Bartolomeo n. 43r, 43a/r
210. via Fra’ Bartolomeo n. 33
211. via Fra Bartolomeo n. 35, 45r
212. via Fra’ Bartolomeo n. 37, 39
213. via Fra’ Bartolomeo n. 45
214. via Fra’ Bartolomeo n. 47, 47a
215. via Fra’ Bartolomeo n. 30, 32, 64r – via Masaccio n. 30r, 32r
216. via Fra’ Bartolomeo n. 34, 36, 36a
217. via Fra’ Bartolomeo n. 36b, 38, 38a
218. via Fra’ Bartolomeo n. 40
219. via Fra’ Bartolomeo n. 42
220. via Fra’ Bartolomeo n. 44, 66r
221. via Fra’ Bartolomeo n. 46
222. via Fra’ Bartolomeo n. 48, 50, 52
223. via Fra’ Bartolomeo n. 54
224. via Fra’ Bartolomeo n. 56
225. via Fra’ Bartolomeo n.56 (*)
226. via Botticelli n. 13
227. via Botticelli n. 15r
228. edificio 236 – via Botticelli n. 9a (*)
229. edificio 237 – via Botticelli n. 9a (*)
230. via Botticelli n. 9, 11 (*)
231. via L. Giordano n. 19/21 – via Botticelli n. 13, 15, 17, 19
232. via Botticelli n. 11, 15r
233. via L. Giordano – Botticelli n. 17
234. via L. Giordano n. 12, 14, 16
235. via L. Giordano n. 10
236. via C. De Laugier n. 2, 4, 6, 8, 10, 12, 14, 2r (*)
237. via L. Giordano n. 9, 11, 13, 15 (*)
238. viale Dei Mille n. 115
239. via A. Pacinotti n. 13r
240. via A. Pacinotti n. 1r, 3r, 3, 5r, 7r
241. via A. Pacinotti n. 1/A
242. Ponte al Pino
243. via Del Pratellino n. 19
244. via A. Pacinotti n. 2, 4
245. via A. Pacinotti n. 6, 12r, 14r
246. via A. Pacinotti n. 4, 2r, 8r, 10r
247. via Del Pratellino n. 52, 54
248. via Del Pratellino n. 54
249. via Del Pratellino n. 9
250. via del Pratellino n. 5/A, 5B, 5/C, 7 – via del Campo d’Arrigo – via Alessandra Marchetti n. 17, 21r, 19r (**)
251. via del Campo d’Arrigo n. 140, 48r, 50r (**)
252. via del Campo d’Arrigo n. 138, 46r, 44r (**)
253. via del Campo d’Arrigo n. 136, 42r, 40r (**)
254. via del Campo d’Arrigo n. 134 (**)
255. via del Campo d’Arrigo n. 132, 34r, 36r, 30r (**)
256. via del Campo d’Arrigo n. 130 (**)
257. via del Campo d’Arrigo n. 128 (**)
258. via del Campo d’Arrigo n. 126, 26r, 28r (**)
259. angolo via del Campo d’Arrigo – via R. Pilo n. 1, 3 (**)
260. via G. Marconi n. 85, 87 (**)
261. via G. Marconi 83 – via del Pratellino n. 10, 12 (**)
262. via del Pratellino n. 12r, 14r, 16r (**)
263. via del Pratellino 7B (**)
264. via dei Sette Santi n. 1, 3A/r, 3-a – via F. Rismondo n. 1, 3 – via R. Pilo n. 2, 4 (**)
265. via Campo d’Arrigo n. 118 – via dei Sette Santi n. 2A/r(**)
266. via dei Sette Santi n. 4, 2B/r, 2C/r, 2D/r, 2E/r (**)
267. via Campo d’Arrigo n. 112, 114 (**)
268. via Campo d’Arrigo n. 108, 110, 18r (**) – via dei Sette Santi n. 28
269. via Campo d’Arrigo n. 16r, 102, 102B, 104, 106(**)
270. via Campo d’Arrigo n. 94 (**)
271. via Campo d’Arrigo n. 12r, 14r – via Frusa n. 3A, 13r (**)
272. via Frusa n. 5, 7, 3A (**)
273. via Frusa n. 1, 3, 3A (**)
274. viale M. Fanti n. 1, 3 (**)
275. via del Pratellino n. 42, 44, 46, 48, 50, 36r, 38r, 40r, 42r, 44r (**)
276. via del Pratellino n. 14B, 20, 22, 18r, 20r, 22r, 24r – angolo via G. Marconi n. 122, 124, 126, 128 (**)
277. via G. Marconi n. 122, 128r, 130r (**)
LEGENDA
Contrassegnati con (*) : Edifici ricadenti parzialmente sul margine del bacino dei cedimenti. L’estensione ai testimoniali di Stato sarà valutata dopo sopralluoghi;

Contrassegnati con (**) : Edifici che saranno sottoposti a testimoniale di stato e monitoraggio topografico.

Il file PDF ufficiale di RFI scaricato da IDRA …. da pagina 4 l’elenco degli edifici…buona lettura

 

 

 

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In questi giorni è stato ricordato il venticinquennale della chiusura dell’inceneritore alle porte di Firenze, in località San Donnino, con un incontro organizzato dalla Fratellanza Popolare di san Donnino ed il Coordinamento dei comitati della Piana FI-PO-PT.

E’ stato il primo degli incontri che porterà a Settembre tutta la comunità della Piana ad iniziative volte per non dimenticare la LEZIONE DI DEMOCRAZIA di allora considerando che gli attuali amministratori obbligano la cittadinanza ad assistere all’apertura o all’ampliamento di tre nuovi inceneritori nell’area fiorentina (Località Testi a Greve in Chianti, località Selvapiana a Pontassieve e località Case Passerini a Firenze) nonostante la presenza di altri 8 impianti in Toscana.

 

Scarica in PDF la storia dell’impianto di San Donnino, non per imporre un’idea, ma per permettere di decidere con un”informazione in più.


Visualizza Inceneritori in Toscana in una mappa di dimensioni maggiori

 

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Domanda: cosa unisce Claudio Scajola e Matteo Renzi?

Risposta: Michelangelo!

Purtroppo non si tratta di enigmistica da spiaggia, ma di ciò che si desume dalla lettura dei quotidiani di questa settimana.

Ma andiamo con ordine. Il sindaco di Firenze ha appena lanciato la proposta di costruire la facciata che, mezzo millennio fa, Michelangelo aveva progettato per la basilica medicea di San Lorenzo e che non fu mai messa in opera. Si tratta di un’idea grottesca per molti motivi: la chiesa non ha alcun bisogno di avere una facciata, visto che la sua incompiutezza è ormai storicizzata ed è entrata nell’iconografia della città. Inoltre, nonostante i modelli e i disegni, è assolutamente impossibile costruire ora la facciata ‘di’ Michelangelo senza creare un falso tremendamente kitsch (sarebbe come scrivere oggi un concerto di Bach basandosi su suoi appunti e su qualche pentagramma di suo pugno). Ma, soprattutto, lascia attoniti che un sindaco giovane e che fa del rinnovamento la sua bandiera, non sappia proporre niente di meglio della tipica ricetta fiorentina: campare di rendita alle spalle di un passato illustre, senza aver la minima capacità di aprire gli occhi sul mondo di oggi. Altro che rottamazione: ci manca solo che Renzi posi la prima pietra della facciata lau-Renziana indossando uno dei grembiuli da cucina con il torso e il sesso del David che si vendono ad ogni angolo della kasbah turistica fiorentina.

E IN QUESTO marketing artistico Renzi non è stato nemmeno originale.

 

L’idea della facciata era stata di Eugenio Giani – inaffondabile presidente del consiglio comunale fiorentino –, il quale però avrebbe voluto, più modestamente, realizzarla in materiali effimeri: una più innocua baracconata, tipo ‘sagra di Michelangelo’. Giani è anche il presidente di Casa Buonarroti, il museo michelangiolesco cittadino: e anche in quella sede si è dato molto da fare, consegnando la politica espositiva del museo nelle mani dell’Associazione culturale Metamorfosi, diretta dall’ex politico Pci Pietro Folena.

I RISULTATI sono stati decisamente spericolati: l’anno scorso il senatore Mario Cutrufo, vice-sindaco della capitale, si è portato a Londra un disegno della collezione fiorentina per promuovere il ‘prodotto Roma’. E ora (23 luglio) il Fatto rivela che una società vicina all’ex ministro Scajola (la Meet Comunicazione) ha provato a vincere, senza gara, un finanziamento di 7 milioni e mezzo di euro, erogato dal ministero del Turismo, vantando “la possibilità di utilizzo in esclusiva [sic!] delle opere di Michelangelo” conservate nel museo fiorentino presieduto da Giani. Proprio come nel film in cui Totò vende la Fontana di Trevi, le cose non sono come sembrano e un’altra società (la Demax) si è fatta avanti rivendicando di “avere un’opzione sui disegni di Michelangelo per un’eventuale mostra”.

Di fronte a questo squallido mix di marketing politico e mercato vero e proprio non è difficile immaginare che Michelangelo si stia rumorosamente rotolando nella sua tomba di Santa Croce. Ma come dimenticare un’altra tragicomica puntata della soap buonarrotiana? In una stanza della soprintendenza a pochi metri dallo studio di Renzi in Palazzo Vecchio, giace (inaccessibile quasi fosse sotto sequestro) il piccolo Cristo ligneo che il povero Sandro Bondi comprò per lo Stato quasi tre anni fa credendolo di Michelangelo e pagandolo oltre 3 milioni di euro. Bondi cadde in un trappolone tutto fiorentino: fiorentino il mercante che l’aveva comprato in America per 10.000 euro (il suo vero valore); fiorentino il lancio mediatico di quella bizzarra attribuzione, curato dall’onnipotente soprintendente Antonio Paolucci; fiorentina l’idea di farlo comprare allo Stato attraverso una pratica curata dall’attuale soprintendente Cristina Acidini. E se la Corte dei conti e la Procura di Roma non si fossero messe nel mezzo, oggi quella banale scultura anonima di qualche legnaiuolo del Rinascimento sarebbe esposta al Museo del Bargello con scritto “Michelangelo” sul cartellino. A essere onesti, tuttavia, bisogna riconoscere che la mercificazione della storia dell’arte non è appannaggio esclusivo di una città che pare condannata a vendere eternamente i gioielli di famiglia. Come spesso gli capita, anzi, Matteo Renzi avverte e intercetta una tendenza generale.

POCHI GIORNI fa, per esempio, il presidente della Triennale di Milano, Davide Rampello, ha indicato come modello vincente per la rappresentazione dell’Italia all’estero quanto si è realizzato all’ultima Expo di Shanghai, dove si è ricostruita in scala uno a uno la scena del Teatro Olimpico di Andrea Palladio. Rampello è stato direttore artistico di Canale5 e ha fondato la società televisiva Grandi Eventi: niente di strano che trovi naturale raccontare l’Italia come una grande Disneyland in cui si cerca di mettere a reddito l’unico brand su cui nessuno vanta diritti, e cioè il nostro glorioso passato culturale. La stessa visione domina ormai il ministero dei Beni culturali, dove il direttore generale per la valorizzazione, Mario Resca (uomo Eni e Monda-dori) ha appena ordinato alle esterrefatte soprintendenze di spedire a Pechino alcuni “capolavori assoluti” (sic) per una grande mostra sul Rinascimento fiorentino che tiri la volata al marketing italiano in Cina. Gli esempi della mercificazione della storia dell’arte, sono così tanti che per seguirli bisognerebbe tenere una rubrica quotidiana: dal David bronzeo di Donatello trascinato materialmente tra gli stand della Fiera di Milano, alla pubblicità supertrash della Regione Calabria, dove i Bronzi di Riace sono ridotti a coatti da spiaggia. Se alla fine la facciata ‘michelangiolesca’ di San Lorenzo si costruirà davvero, sarà un perfetto monumento alle velleità autocelebrative di una classe dirigente bipartisan che capovolge sistematicamente l’articolo 9 della Costituzione strumentalizzando a proprio vantaggio quello stesso patrimonio che contribuisce a degradare inesorabilmente.

di Tomaso Montanari, IFQ fonte

 

 

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Renzi e il San Lorenzo Reloaded: esclusiva mondiale! O quasi ….
Fresco di inaugurazione dell’Hard Rock Cafe’ (che ha aperto al posto del Gambrinus, tra i primi nella lunga lista di cinema storici chiusi negli ultimi anni), con tanto di chitarra sfasciata sul palco di piazza della Repubblica, il sindaco del bello Matteo Renzi (non dimenticate la preposizione) se n’è uscito giorni fa rilanciando una campagna che per la verità esiste già da qualche anno, con tanto di comitato promotore: “terminare” la costruzione della basilica di San Lorenzo aggiungendo la facciata per essa progettata nel XVI secolo da Michelangelo (“non di un archistar di oggi”) e mai realizzata.
Senza dilungarsi in commenti sull’effettiva necessità e congruenza di una modifica così forte nel 2011 a uno dei monumenti più belli di Firenze, la prima domanda che tutti si pongono è: come sarà questa nuova facciata?
Ebbene: siamo in grado di rispondere, grazie a un documento in esclusiva mondiale!
Ma andiamo con ordine, dando prima un’occhiata alla storica facciata “nuda” della chiesa:
Questa invece è la proiezione sulla stessa facciata (che avvenne qualche anno fa) del progetto di Michelangelo ricostruito al computer:
Ed ecco infine sotto, in esclusiva, un’ipotesi per la nuova facciata, trafugata direttamente dai laboratoires di Rignano sull’Arno e consegnata via mail a questo blog da una gola profonda anonima.
Come vedete, si coniugano le linee classiche con l’arte moderna, il Vecchio Mondo con il Nuovo, l’architettura in senso stretto con la fotografia e le tecnologia digitali più all’avanguardia, il genio degli artisti del Rinascimento con quello dei migliori esponenti della cultura italiana del nuovo millennio; in una ideale linea ininterrotta che, attraversando nel segno della meritocrazia i secoli e le generazioni, esalta la capacità di primeggiare con onestà sul resto del mondo grazie al solo talento e sacrificio personali.
Ma quali sondaggi, ma quale referendum: approvato, subito!
fonte
Complimenti per lo scoop al blog “Outsider“

Le manifestazioni in Val di Susa hanno provocato molti mal di pancia e qualche ripensamento, ma in compenso hanno dato fiato all’esercito dei benpensanti. “Benpensanti” sono quelli che non pensano, convinti come sono che qualcuno deve pur averlo fatto per loro, e perciò sposano all’istante qualsiasi banalità, purché abbia l’aria “rispettabile” e “condivisa”, e sia comunque ready made, per non perder tempo e passare ad altro.

In Val di Susa c’è chi vuole a ogni prezzo il Tav, c’è chi non la vuole a nessun costo, e c’è chi vuol capire meglio, chiede informazioni e garanzie, contesta dati e analisi con altri dati e altre analisi. C’è chi si chiede come mai il sito archeologico della Maddalena di Chiomonte sia recintato e danneggiato dalle ruspe, mentre intanto Arcus (una Spa “di Stato” controllata dal ministero dei Beni Culturali) ha concesso al comune di Chiomonte ben 800.000 euro per un sito che il Tav potrebbe distruggere.

Alcune decine di migliaia di persone hanno manifestato pacificamente intorno a un’area presidiata militarmente; pochissimi hanno ingaggiato scontri con la polizia. Il coro dei benpensanti, al grido di “no alla violenza!” ne ha dedotto che chi vuole il Tav ha sempre e comunque ragione. Un solo esempio, Bersani : «Non possiamo accettare l’idea che il processo decisionale venga bloccato da frange violente. Quello che è successo in Val di Susa è spiacevolissimo ma non si possono fermare i cantieri».

Proviamo ad applicare lo stesso modello a un altro caso.

Poniamo che si svolga a Roma una manifestazione contro i conflitti d’interesse e le bugie di Berlusconi; e che, su centomila manifestanti, venti o cinquanta rovescino una camionetta della polizia e tirino sulle vetrine qualche sanpietrino. Se ne dovrà dedurre che il conflitto d’interessi di Berlusconi è santo e giusto, l’essenza stessa della democrazia? Dovremo aspettarci dichiarazioni del tipo «Non possiamo accettare l’idea che il conflitto d’interesse venga bloccato da frange violente», con quel che segue? Le “frange violente” autorizzano a non pensare, spostano l’attenzione dal cuore del problema (il conflitto d’interesse, il Tav) al margine: la frangia, appunto, anzi la violenza. Di riflesso, si discute animatamente su quanti fossero davvero i manifestanti, su quanti davvero abbiano commesso una qualche violenza, e quale; se vi fossero davvero dei feriti, e quanti, e come. Su tutto, insomma, meno che sulle ragioni civili della protesta. Che restano identiche (se e quando ci sono) anche quando qualcuno le rappresenti in modo improprio, violento (o anche stupido e disinformato: anche questo può succedere).

Lasceremo in mano ai “benpensanti” le regole del gioco? Quanto si può alzare la voce in un corteo, che cosa si può scrivere negli striscioni, quanto ci si può avvicinare a una recinzione? Perché, invece, non riportare sulla scena le virtù civili dell’indignazione? Dobbiamo sperare solo nello sguardo profetico dei vecchi, José Saramago che pretende la parola “indignato” sulla propria pietra tombale, Stéphane Hessel che col suo grido Indignez-vous! scuote la Francia? I giovani italiani, indignati perché condannati dalla “macelleria sociale” in atto a scegliere fra disoccupazione e emigrazione, hanno diritto a un po’ di rabbia, almeno quanto gli indignados di Spagna? O la loro protesta sarà accettabile solo se edulcorata e mediata da un qualche partito? E perché i partiti non riescono (più) a farsene interpreti, e sanno solo esortare alla calma? Non sarà stata, invece, l’indignazione dei cittadini a vincere il referendum del 12 giugno?

Quel che è in ballo non è la Val di Susa, ma l’Italia. Non il Tav, ma la democrazia. Si scontrano, in questo come in altri casi, due culture: da un lato, quella di chi difende sempre e comunque i “processi decisionali”, cioè gli addetti ai lavori, cioè i politici di mestiere, che non vogliono esser disturbati nelle loro manovre. Dall’altro, la cultura dei cittadini che non si rassegnano al ruolo di spettatori passivi, che vogliono capire in prima persona, che reclamano il diritto di dire la propria: insomma, la cultura delle associazioni spontanee che, ormai a migliaia, sorgono in tutta Italia, spesso per reazione a violenze estreme contro il territorio (come le 3000 pale eoliche che si vorrebbero imporre sui 4000 chilometri quadrati del Molise). Questa sfiducia nella politica dei politici ha un forte argomento in una legge elettorale iniqua (sperimentata “a sinistra” dalla Regione Toscana, e poi adottata “a destra” dal governo nazionale), che vieta all’elettore di scegliere per nome i propri rappresentanti, e irregimenta gli eletti al servizio di capi e partiti a cui devono tutto. Ma il movimento spontaneo dei cittadini può essere una grande occasione per la democrazia, innescando una più alta dimensione della politica non come mestiere ma come diritto di cittadinanza, dignità della polis, rivendicazione di eguaglianza. Non ripudiando i partiti, ma invitandoli a pensare, a ri-pensarsi.

La reazione difensiva dei politici (da destra a sinistra) non sorprende. “Lasciateci lavorare”, essi dicono in sostanza: con l’implicazione perversa che i cittadini non possono e non devono interloquire nei “processi decisionali” se non ponendo disciplinatamente nell’urna schede predeterminate dagli apparati di partito. E quando dai cittadini vengono proteste e proposte (non sempre ingenue), anziché discuterle nel merito, il politico di mestiere tende a dichiarare con sufficienza che “ci vuol ben altro”.

Benpensantismo e benaltrismo sono fratelli siamesi: due modi di espropriare il cittadino dei propri diritti, di chiudersi nella stanza dei bottoni (e dei bottini) al grido di “Non parlate al manovratore”. Perciò le “frange violente” fanno comodo: come si è visto lo scorso dicembre, quando le proteste degli studenti contro la riforma dell’università si infransero non per mancanza di ragioni e di energie, non per incapacità di argomentare, ma perché di fronte ad alcune violenze si compattò sull’istante un solido fronte di benpensanti, che (giustamente) ripudiavano la violenza e (sbagliando) accantonavano senza discuterle le ragioni civili della protesta. Quei moti studenteschi, i primi di un qualche rilievo dopo decenni, coincisero (lo abbiamo già dimenticato?) con un momento di grande difficoltà di Berlusconi, si incrociarono con la sua campagna acquisti per conquistare il voto di fiducia svendendo la residua dignità del Parlamento. Potevano, senza le violenze e senza la retorica dell’antiviolenza che seppellisce le ragioni di chi protesta, contribuire a una caduta che non ci fu.

E siamo proprio sicuri, sette mesi dopo, che sia stato meglio così?

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