Firenze -
Per la serie "lettere dalla rete" pubblichiamo alcune considerazioni di Tommaso Fattori sull'operato del sindacocandidatopremierMatteo Renzi , considerazioni
che ci trovano concordi, che anche noi cittadini del MoVimento 5 Stelle
avevamo raccolto, ma in questa lettera aperta sono ben riassunte
Sedetevi e prendetevi un po' di tempo per le "10 sfumature di Renzi" per sapere come e cosa si propone con il vecchio Stil Novo del Cayman(o) di Rignano
Lettere dalla rete è uno spazio a disposizione dal blog per le opinioni ed i messaggi dei cittadini

Il vecchio Stil Novo del Cayman(o) di Rignano
Di Tommaso Fattori
La "notte prima delle primarie" e la prima poltrona di Renzi, grazie a Rutelli
Ci sono tanti modi di trascorrere "la
notte prima delle primarie": fra i peggiori c'è sicuramente quello di
trovarsi a scrivere un'email sul nuovo Cayman(o) Matteo Renzi.
Oltretutto che senso ha? Un'email (o un post-facebook) così tardivo
neppure ha il senso (eventuale) di convincere 2 o 3 conoscenti a non
votare il Richard Nixon di Rignano sull'Arno. Troppo tardi. Eppure un
senso per me ce l'ha, mi sento di assolvere ad un piccolo "compito
morale", etico, civico. Dopo aver ricevuto l'ennesima email che m'invita
a votare Renzi il "rinnovatore" (fra cui quella che rimanda al blog di
un certo signor "Sola": un nome, un programma), email piena di
inconsistente retorica, sento di poterne più e di volermi inutilmente
rovinare il sabato notte.
Prima di tutto "adesso" a Firenze è
iniziato ben 9 anni fa, quando (grazie ad un accordo spartitorio in
grande stile), il Cayman(o) ottiene, grazie a Rutelli, di poter avere la
sua prima poltrona: quella di Presidente della Provincia di Firenze.
Dalle peggiori "pratiche" spartitorie
arriva il primo posto per il Cayman(o): l'alba di un nuovo giorno (che
poi in Italia è uguale al giorno prima, come ne il "giorno della
marmotta").
Le istituzioni come "trampolino": il j'accuse di Pier Luigi Vigna
Al Cayman(o) di Rignano -come è noto-
non importava un fico secco della Provincia di Firenze. L'obiettivo è
stato fin da subito ben chiaro: usare la Provincia (l'istituzione e i
soldi pubblici) per diventare Sindaco di Firenze, per poi usare Firenze
al fine di ottenere un ruolo politico nazionale. Uso di soldi pubblici,
assunzioni a man-bassa degli "amici suoi" (gli stessi che ora vuol
mandare in Parlamento: in caso di sconfitta «porterò un po' di amici
miei» in Parlamento, si lascia sfuggire Renzi in un fuori onda), società
messe in piedi per convogliare denaro della collettività in iniziative
finalizzate in ultima analisi a costruire l'immagine pubblica di Matteo
Renzi, a saldare relazioni, a farsi amica e acquiescente buona parte
della stampa locale.
Questa spregiudicatezza e lo scaltro
"uso" delle istituzioni come "predellino" è stato lucidamente colto dal
compianto Pier Luigi Vigna (che di personaggi scaltri ne aveva
incontrati molti nel suo lavoro). Vigna non ci sta ad essere "usato" a
sua volta dal Nixon di Rignano per i suoi scopi extra-istituzionali (di
carriera e potere). Vigna si dimette - con una lettera assai
amareggiata- dal suo incarico di consulente speciale per la sicurezza
del Comune di Firenze: "non ho mai considerato positivamente chi opta
per lo svolgimento di una determinata funzione pubblica come un
trampolino di lancio per conseguirne un'altra del tutto diversa".
Aggiunge Vigna: è ormai chiaro, "poiché emerge anche da tue dichirazioni
pubbliche", l'intento di usare il ruolo di Sindaco di Firenze per
ottenere ben altro, mentre io "ho sempre pensato che ogni funzione
pubblica non possa essere strumentalizzata".
Per il Nixon di Rignano la parola "coerenza" non esiste (ma nemmeno per gli italiani)
Ma della coerenza non importa più nulla a nessuno, è evidente.
Nel paese in cui Bossi esce dal governo
dando del mafioso a Berlusconi per poi tornare al governo col "mafioso"
come su nulla fosse, cosa vuoi che importi se "il rinnovatore" di
Rignano ha dichiarato che per lui ciò che contava era "solo" fare il
Sindaco di Firenze ("il mestiere più bello del mondo")?
Il Nixon di Rignano, nel corso della
campagna per diventare Sindaco, anzi, se la prendeva - bacchettandoli
severamente, quasi fosse Catone il Censore nell'antica Roma- con gli
altri candidati a Sindaco del centro sinistra con incarico parlamentare:
"prima dovete finire il mandato".
Più precisamente il Nixon di Rignano dichiara: "c'è
solo una cosa che dovrebbe farci riflettere: a me piacerebbe che,
quando uno si candida, fosse in grado di non lasciare a mezzo un lavoro.
Credo che quando uno è stato eletto in parlamento avrebbe fatto meglio a
finire il lavoro in parlamento o viceversa a non candidarsi in
parlamento e candidarsi direttamente al Comune di Firenze.
Perchè...finiamo un mandato e poi preoccupiamoci del resto!".
Renzi sapeva già allora di mentire,
ossia sapeva bene che lui medesimo, al momento giusto, se ne sarebbe
infischiato di finire il mandato di Sindaco, ma intanto agli avversari
ammanniva la sua lezioncina populistica.
Tanto poi chi se lo ricorderà?
Giorni fa, alla Stazione Leopolda, in
un momento di rara sincerità, ha dichiarato candidamente "aspettavo
questo momento da 18 anni": altro che il mestiere più bello del mondo,
era qui che voleva arrivare fin dai tempi in cui "catoneggiava" contro
gli avversari, come aveva ben inteso Vigna.
Un personaggio simile, in qualunque
paese civile, prenderebbe il solo voto dei cari congiunti (a proposito,
l'avete vista la copertina che si è fatto fare su "Oggi" affiancato
dalle 2 povere nonne - dopo che gli avevano spiegato che lo slogan della
"rottamazione" non piaceva agli anziani? Letteralmente, pur di vincere
venderebbe anche la nonna).
Il Sindaco assente: dai 100 punti lasciati a metà alla Tramvia ferma
Che diavolo abbia fatto il Nixon di
Rignano una volta Sindaco di Firenze, a parte lavorare per la sua
candidatura nazionale e a parte l'operazione-immagine "pedonalizzazione
Duomo", non è chiaro.
Negli ultimi mesi è in camper ma anche
negli anni precedenti era assai più affaccendato a costruire relazioni
con industriali, banchieri e finanzieri, dedicato a fare "public
relations" con tutto il "potenziale elettorato" che ad amministrare la
città.
I famosi 100 punti del programma erano
in gran parte di facilissima attuazione, scelti a posta per poter essere
realisticamente attuati "in 100 giorni" (memorabile "il percorso di footing più bello del mondo. Realizzazione di un percorso di footing di circa un'ora tra le meraviglie della nostra città. Per turisti e residenti") e malgrado ciò, dopo oltre 1200 giorni, circa il 60% dei 100 punti è ancora inattuato, soprattutto quelli "chiave".
L'elenco dei problemi che derivano da
questa colpevole incapacità amministrativa sarebbe infinito ma se
prendiamo un tema a caso, la mobilità, vediamo non solo che le piste
ciclabili annunciate non sono state fatte (in vista dei mondiali del
ciclismo qualcosa si muoverà, per non rischiare una figura barbina) ma
che le linee 2 e 3 della Tramvia, dopo 4 anni, sono chimera: cantieri
fermi, impressionante levitazione dei costi, probabile perdita dei
finanziamenti europei, ossia ulteriori immani costi scaricati sulla
collettività.
Perché? Molto probabilmente per non
avere "impopolarissimi" cantieri aperti in città mentre Renzi tenta il
grande salto nazionale.
Ma lo slogan del nostro Nixon è
immancabilmente efficace, inossidabile a qualunque smentita empirica:
"noi stiamo cambiando Firenze. Noi siamo l'amministrazione che le cose
le fa, perché il dramma è che oggi le cose vengono annunciate e poi non
fatte". Geniale.
In Consiglio comunale, poi, il Nixon di Rignano non si presenta proprio: le sedute a cui è stato presente si contano sulle dita di una mano.
Tanto da dimenticarsi che per esempio Sel non è più in coalizione
(ripete sempre, sapendo di mentire, "a Firenze governiamo con SEL" e lo
ha fatto anche recentemente a Porta a Porta)
L' "altra metà del cielo" (sigh) e le tasse: ancora bugie
Su Firenze si potrebbe continuare. Fra i
punti di programma attuati, dice il Nixon di Rignano, c'è il
fondamentale punto 1 (proprio il numero 1!): "1. Pochi, ma buoni. Faremo
una giunta di sole dieci persone, con cinque uomini e cinque donne".
Fantastico, autentico innovatore! Solo dieci e parità di genere.
Vero che a Firenze toccherebbero 16 asessori ma
il Nixon di Rignano dimentica di dire che a Firenze 16 assessori non ci
sono mai stati e che nella giunta precedente gli assessori erano...10!
Quanto alle donne (l'"altra metà del
cielo", così le chiama Renzi, e un brivido corre lungo la schiena)
rivendica di averne tante in giunta ma dimentica di segnalare che ne ha
eliminate tante dalla presidenza di posti chiave come le società
partecipate.
Renzi straparla di "merito" (altro suo slogan: "a un giovane direi che questo sarà un Paese dove trovi lavoro se conosci qualcosa e non se conosci qualcuno") ma a lui piacciono prima di tutto gli amici, i suoi amici.
L'innovatore, nel fuori onda che ho già ricordato, ha dichiarato «porterò un po' di amici miei in Parlamento»:
la nuova politica, non c'è che dire. Ma è soprattutto agli amici
maschietti (la prima metà del cielo) che riserva i posti di comando.
Alcuni amicissimi -come l'amico
d'infanzia Carrai, detto "meritocrazia" perché il suo principale merito è
proprio essere amico del meritocratico Renzi- stanno pure su più
poltrone chiave contemporaneamente, per nomina diretta dell'amico Renzi
che lo ha fatto presidente della municipalizzata Firenze Parcheggi (che
poi sponsorizza tantissime attività culturali care al Cayman di
Rignano), ma anche consigliere d'amministrazione del Gabinetto
Vieusseux, ma anche consigliere della Cassa di Risparmio di Firenze
(ente azionista di Banca Intesa San Paolo).
Inutile dire che dietro il
finanziamento delle campagne di Renzi c'è Carrai: lui organizza le cene
con l'alta finanza, lui raccoglie denari, lui è amico di Zingales e di
importanti pezzi della destra repubblicana Usa.
Quanto agli argomenti più falsamente
sbandierati da Renzi per mezza italia (in camper), c'è quello - dal
sapore vagamente berlusconiano- della "riduzione delle tasse" a Firenze.
Eh sì, perché il Nixon di Rignano
continua a ripetere che a Firenze le tasse si sono abbassate (poi dirà
anche che ha creato un milione di posti di lavoro?).
Pure in questo caso è presto svelato l'inganno. Vero è che l'IRPEF è stata abbassata ma tutto il resto è aumentato: Cosap, Tia, IMU e financo i parcheggi.
Della riduzione IRPEF (come congegnata a Firenze) hanno peraltro beneficiato i più abbienti:
per i redditi inferiori a 15.000 c'è stato un risparmio di 9 euro,
mentre per i redditi superiori ai 75.000 euro il risparmio è stato di
ben 132 euro.
Una idea di equità balzana: forse suggerita anche questa dai maghi della finanza speculativa amanti delle Cayman?
Dal 2009, anno dell'arrivo di Renzi a
Palazzo Vecchio, i debiti del Comune di Firenze sono aumentati del 20
per cento e in questi giorni la situazione è precipitata (dopo aver
fatto un bilancio preventivo sbagliato Renzi adesso si prepara al taglio degli investimenti per 73,7 milioni di euro su scuola, cultura, strade e ambiente).
In passato sono state approvate oltre
cinquanta delibere senza il parere di regolarità contabile, motivo che
ha spinto l'ex assessore al bilancio Claudio Fantoni a dimettersi per
"insanabili divergenze sulla gestione economico finanziaria"
Fidarsi?
In una delle email che ho ricevuto
pro-Renzi il ritornello è la "fiducia": "io mi fido di Renzi", con una
sfumatura quasi religiosa, perché diciamocelo, c'è tanta brava gente che
vota Renzi (e pure fra i suoi collaboratori, senza dubbio), ma c'è un
nucleo di "iniziati" al renzismo che mi ricorda una specie di
Scientology, una setta che semplicemente "si fida", fa un atto di fede,
"sente" che Renzi è il nuovo (un po' come Renzi ha "sentito" che il
Piano "Fabbrica Italia" di Marchionne era affidabile, o come ha "sentito" il Leonardo nascosto nel Salone dei '500 - nascosto talmente bene che non è mai stato trovato).
- Salotti privati e pubbliche funzioni: pic-nic ad Arcore
Io invece non mi fido di una persona
che è andata (nelle sue intenzioni di nascosto), a pranzo ad Arcore da
Berlusconi. Non mi fido di chi, nel giustificarsi dopo essere stato
"scoperto", afferma essere del tutto normale (persino giusto) che una
discussione centrata solamente sui destini dell'amata Firenze (il che è
piuttosto improbabile) invece che svolgersi trasparentemente in
spazi e tempi istituzionali (ad esempio Palazzo Chigi) si svolga in
salotti privati: questa è la vecchissima politica, non la nuova.
- La regia del Grande Fratello
Non mi fido di chi ha scelto come spin
doctor e primo consigliere Giorgio Gori (qualcuno dice silenzioso
"burattinaio", vero Grande Fratello), il potentissimo Guru responsabile
delle 3 reti Mediaset, l'uomo che ha rovinato con i suoi programmi metà
paese creandone l'immaginario attraverso programmi come il Grande
Fratello o L'isola dei famosi.
E' Gori che ha plasmato il "nuovo
Renzi", è lui che gli invia "sms" durante i programmi TV (è stato detto:
"Renzi potrà governare finchè c'è campo"), che elabora gli slogan, che
ha inventato i "format" della Leopolda, che dal piccolo democristiano
dirigente di partito ha tirato fuori il nuovo imbonitore di folle, pieno
di battute e "slogan" ossessivamente ripetuti in TV, alla radio, nei
comizi.
Unico saldo trait d'union fra
il Renzi pre-gori e il Renzi post-Gori è la straordinaria carica
narcisistica del Nixon di Rignano ("benvenuti nel mio ego" è la
fulminante battuta del comico che lo imita), che lo rende evidentemente
anche uno scolaro modello nella goriana scuola di partito post-moderna:
quella del partito "personale". Secondo le parole elogiative dello
stesso Gori, in una recente intervista a Pubblico: "Matteo è bravissimo:
si sofferma su ogni parola, controlla, esattamente come si fa in tv
ogni passaggio dei suoi discorsi e lavora per migliorarsi. Fammi un esempio?
-domanda Telese- Gori continua: c'è un passaggio cardine del suo
racconto, quando spiega come vuole sostenere il potere di acquisto delle
famiglie. E cosa diceva? «Darò cento euro». E la gente non reagiva come doveva. E allora che hai fatto?
domanda ancora il giornalista. E Gori: gli ho detto una piccola cosa:
devi aggiungere 100 euro al mese. Dalla volta successiva, la platea
applaudiva. Se hai lavorato sulle curve dello share minuto per minuto
sai che in ogni secondo si comunica qualcosa, e che la reiterazione
esige chiarezza..". Fine della citazione.
Insomma, ci spiega indirettamente Gori,
quel che sembra "naturale", spontaneo, persino improvvisato è frutto di
un lungo lavoro quasi ossessivo di "marketing" elettorale, una specie di recita in stile mediaset.
- Finanziatori "segreti"
Non mi fido di uno che ha potenti
finanziatori segreti; per carità, non è certo tenuto a far nomi ma nella
sua "recita" la parola trasparenza è una delle parole chiave. Sono
segreti i nomi ma è segreta anche l'entità dei finanziamenti ricevuti,
anche se qualcosa, nel tempo, è via via emerso, a partire dai
partecipanti alla famosa cena con la finanza a Milano.
- Il Cayman(o) Serra
Non mi fido di Davide Serra, che il Nixon di Rignano ha prescelto come consigliere economico. Non solo perché Serra è l'uomo dell'Algebris Investments (Cayman) Ltd,
registrata per l'appunto alle Isole Cayman (e definita nei bilanci
delle società inglesi di Algebris «ultimate controlling party»), non
solo perché gli hedge funds sono quelli che hanno speculato
sull'euro e sul debito pubblico italiano, ma proprio perché è la finanza
speculativa il cancro dei nostri anni, il meccanismo che sta
distruggendo diritti e concentrando potere e ricchezza nelle mani di
pochi.
La finanza speculativa ha causato
povertà e disoccupazione, favorito le assurde politiche di austerità dei
governi, ispirate proprio dai mercati finanziari. Invece no, non solo
Serra "consiglia" il Nixon di Rignano sulle politiche economiche (chi ha
contribuito - pur nel suo piccolo - a generare la crisi sistemica in
cui siamo immersi adesso da anche le ricette su come uscirne) ma, in
cambio del suo "appoggio" (anche finanziario), Serra otterrà sicuramente
qualcosa. Intanto pare abbia ottenuto qualcosa
dagli uomini di Renzi alla Cassa di Risparmio (ossia dall'amico Carrai,
detto meritocrazia e piazzato dal meritocrate anche lì, assieme ad
altri due renziani doc: il presidente dell'Ente Cassa, marchese Jacopo
Mazzei, e Bruno Cavini, membro del comitato di indirizzo della
Fondazione).
La Cassa ha da poco deciso, infatti, di destinare ben 10 milioni di euro per acquistare i (rischiosissimi) coco bond di Serra.
Per carità, tutti loro si affannano a
sostenere che il rapporto fra Renzi e Serra nulla c'entra con questa
scelta, si tratta di mere coincidenze e certo non ci sono "prove" del
contrario: "il rapporto tra Serra e l'Ente Cassa prescinde completamente
da quello che c'e' tra il finanziere e il sindaco", questa la versione
ufficiale, che ha un po' il sapore di "Ruby nipote di Mubarak".
- Con Marchionne senza se e senza ma
Non mi fido di chi ha detto "sto con Marchionne senza se e senza ma".
La vicenda Fiat ha dimostrato che aveva
perfettamente ragione la Fiom a chiedere di vedere i piani industriali,
di avere certezza degli investimenti, denunciando come farlocco il
piano "Fabbrica Italia".
Ma il Nixon di Rignano stava invece con
Marchionne, "senza se e senza ma", proprio quando Marchionne divideva i
lavoratori e disdiceva contratti, puntando sullo schiavismo più che
sull'innovazione. Recentemente il Cayman(o) Renzi ha ammesso -pur senza
scusarsi con il sindacato e i lavoratori- che Marchionne l'ha fregato,
in effetti, accidenti. E uno così dice di voler governare un paese?
- Renzi contro i Referendum allora ed oggi
Non mi fido del Nixon di Rignano perché
ha votato 2 "no" ai referendum su acqua e servizi pubblici nel giugno
scorso. Poi, travolto dalla valanga di "sì", Renzi dichiarò che avrebbe
dato applicazione al referendum, perché andava pur riconosciuta quella
vittoria schiacciante: non c'è nulla di più frustrante che andare a
votare e poi vedere un referendum disatteso, aggiunse. Risultati? Zero
spaccato.
Ad oggi Publiacqua continua a mettere in bolletta il "profitto"
(la remunerazione del capitale) che era stato abolito con il referendum
e perciò continua a distribuire utili agli azionisti come se nulla
fosse. Nel frattempo Renzi ha anche (s)venduto e privatizzato ATAF
nominando come nuovo assessore al bilancio proprio Petretto, uno dei
"leader" del fronte del "no" ai referendum.
- Renzi radioattivo
Ma non mi fido neppure di uno che
-riesumando uno pseudoconcetto di modernità tremendamente anni '80, ha
insistito che il futuro dell'energia è indubitabilmente il nucleare: il
Nixon di Rignano mai si accalorava tanto come quando difendeva la
modernità di inceneritori (pardon, termovalorizzatori) e dell'energia
nucleare.
Al punto che la sera stessa in cui la
tragedia di Fukushima si consumava, Renzi, su La 7, si arrampicava sugli
specchi dicendo che il problema non era a ben vedere il nucleare ma
semmai il terremoto (oggi persino Germania e Giappone rinunciano al
nucleare e puntano decisamente su efficienza energetica, rinnovabili e
diminuzione dei consumi mostrando che modernità, innovazione e sicurezza
sono altrove).
Dopo Fukushima Renzi fu costretto, suo malgrado, a cambiare intenzione di voto, almeno sul referendum sul nucleare.
- Conoscere "qualcosa"? No, conoscere Renzi!
Non mi fido di chi ai giovani dice che
vuole un paese dove trovi lavoro "se conosci qualcosa e non se conosci
qualcuno" (secondo l'azzeccato slogan goriano) salvo poi "fare"
esattamente l'opposto.
Renzi ha fatto aumentare notevolmente la spesa del personale del Comune di Firenze
attivando circa 40 contratti a chiamata (contratti che dipendono dal
rapporto "fiduciario" fra politica e burocrazia) e ha piazzato
-attraverso la così detta mobilità in entrata- coloro che hanno il
grande "merito" di essere amici o conoscenti di Renzi medesimo, in
organismi ed enti affiliati al Comune.
Come ha evidenziato la Fp-Cgil: "ha
ridimensionato fortemente la dirigenza a tempo indeterminato a favore di
quella a chiamata, ha rimosso e trasferito quelli che 'conoscevano'
qualcosa, ma non conoscevano lui, insomma ha fatto proprio l'opposto del
suo slogan televisivo".
Un recente inchiesta giornalistica arriva a queste conclusioni: "corrisponde a circa 25 milioni la somma che graverà sul bilancio del Comune di Firenze, e quindi sulle tasche dei fiorentini, nei cinque anni di giunta Renzi a causa della pazze assunzioni a chiamata diretta del "Rottamatore".
Un vero e proprio ufficio di
collocamento, o per meglio dire un sistema efficace di clientelismo che
ha permesso al sindaco in carica di assumere amici, parenti, ex
dipendenti della provincia o semplicemente colleghi di partito trombati
alle elezioni. O dipendenti della Florence Multimedia, la società
partecipata dalla provincia di Firenze ai tempi in cui Renzi ne era
presidente, creata appositamente per valorizzare l'immagine del
"Rottamatore" a spese della collettività."
Un piccolo impero di provincia
Su Florence Multimedia e tutte le altre
società e associazioni "inventate" da Renzi o a lui in qualche modo
ricollegate si potrebbe scrivere un papello di decine di pagine. Ricordo
solo che Florence Multimedia è il mega carrozzone costruito da Renzi
per autopromuoversi e per "farsi amici" i giornalisti dell'informazione
locale: carrozzone che secondo l'inchiesta de Il Fatto ha speso 9,2
milioni di euro dal 2006 al 2009 pagando fatture a un'impresa privata di
Matteo Spanò, già manager della stessa Florence e amico di Renzi.
L'amico Spanò è oggi il presidente dell'associazione Museo dei ragazzi, a
cui il Comune versa un contributo annuo di 600 mila euro. Il Museo dei
ragazzi organizza ad esempio la notte tricolore il 16 marzo 2011
affidando la comunicazione alla Dotmedia. Ma Dotmedia è dello stesso
Spanò e di Alessandro Conticini, quest'ultimo socio della famiglia
Renzi. Insomma, un bel giro: la nuova politica, non c'è che dire.
La Corte dei conti sta accertando anche
la situazione di Florence Multimedia perchè ha autorizzato "contratti,
convenzioni, affidamenti al lordo, il cui importo triplica quello dei
contratti di servizio di base": per una spesa totale di 9.213.644 euro".
Ma forse queste sono le vicende più
note, assieme a quelle delle "spese" ai tempi della provincia, anche
grazie agli articoli usciti su Il Fatto Quotidiano e su Il Sole 24 ore.
Sulle spese folli mi limito a citare un brano
tratto da un articolo del Corriere: "Ci sono gli alberghi di lusso e i
ristoranti, le enoteche e le pasticcerie, i mazzi di fiori e il
marketing.
Ammontano a 2 milioni di euro le spese
di rappresentanza collezionate da Matteo Renzi quando era alla guida
della Provincia di Firenze, tra il 2004 e il 2009. Ma Alessandro
Maiorano, il dipendente di Palazzo Vecchio diventato il grande
accusatore del «rottamatore», sostiene che di milioni ne abbia spesi 20.
E dalle carte che ha consegnato alla Guardia di finanza emergono anche
iniziative che a fatica si possono considerare vantaggiose per i
cittadini."
-Amicizie private, con stipendi pubblici
Infine, fra le tante, potrei citare la NoiLink,
un'associazione "vicina" a Renzi (più precisamente una delle "casse"
della sua campagna elettorale), che in pochi anni ha raccolto 730 mila
euro in "donazioni" (come sempre finanziatori sconosciuti), serviti per
pagare iniziative elettorali, Leopolda compresa.
Il fatto singolare è che (lo ha
evidenziato recentemente il consigliere comunale Tommaso Grassi) tutti
ma proprio tutti i 9 soci di NoiLink ("amici di Matteo") sono stati
nominati, eletti o assunti da Renzi in Comune o in Provincia in questi
anni. Insomma, una poltrona e uno stipendio per tutti.
Poi ci sarebbero da capire cosa accade
nella Fondazione Big Bang, nella Festina lente e nelle altre
associazioni messe in piedi da Renzi e dai suoi amici, sempre per
sostenere la campagna.
Chi mette la benzina al motore Renzi?
La cosa incredibile è che è pieno di
gente che -in ottima fede - pensa al Nixon di Rignano come ad un Boy
Scout che ha costruito la sua campagna elettorale in modo quasi frugale
(si tratta invece di una campagna il cui costo reale è di molti milioni
di euro), con tanti volontari e piccoli contributi donati per "mettere
la benzina" nel camper.
Il giovane (lui è giovane per davvero!) e brillante giornalista de La Repubblica, Matteo Pucciarelli, ha scritto
nel suo Blog: "la storia della benzina da donare al camper è penosa.
Uno strazio. Quello schemino fa male solo a vederlo. Cioè, c'hai mezzo
mondo industriale alle spalle, la tua azienda di famiglia fattura
milioni di euro e mi vieni a raccontare che se stanotte puoi macinare
500 chilometri è grazie al mio contributo militante? Fatti questo pieno
senza troppi panegirici, mettici pure la V-Power che costa 3 euro a
litro e invecchia nelle otri della val d'Orcia, e liberaci dal pensiero
della lancetta".
Lo schema dei poteri forti (finanziari, economici, industriali) che appoggiano Renzi
Una mappa molto dettagliata è stata pubblicata da Roberto D'agostino su Dagospia (mai "contestata" da Renzi), in un articolo
che inizia così: "dietro Renzi e dietro le sue costose campagne di
rottamazione ci sono - molti allo scoperto, molti nell'ombra -
importanti imprenditori, famiglie storiche fiorentine, banchieri,
finanzieri, mecenati democratici, simpatizzanti oltreoceano".
Un po' di nomi
Ancora una citazione dal lungo articolo
sui finanziatori e sostenitori del Nixon di Rignano: "i Frescobaldi, i
Fratini (immobiliaristi, centri commerciali), i Folonari (Giovanna
Cordero Folonari fu chiamata a fare l'assessore dal precedente
presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi), i pratesi Pecci
tramite il congiunto Niccolò Cangioli, manager della Elen spa, i Bini
Smaghi, quelli del conte Lorenzo, ex consigliere della Bce nominato da
Renzi presidente della Fondazione Strozzi. Bini Smaghi, tra l'altro, è
figlio di una Mazzi e, dunque, cugino del Mazzei presidente della Cassa
di Risparmio. Una rete di sostenitori influenti cui si sono aggiunti
imprenditori e manager come il gruppo Poli (imprenditori alberghieri e
proprietari di tv locali), l'editore Mario Curia (Chiesa,
Confindustria), Leonardo e Marco Bassilichi, della Bassilichi Spa,
azienda che lavora per il Monte dei Paschi, il costruttore Andrea Bacci
(già messo da Renzi a presiedere quella Florence Multimedia che gli ha
procurato un'indagine della Corte dei conti), Fabrizio Bartaloni,
manager del Consorzio Etruria, una delle aziende impegnate nei grandi
lavori fiorentini, Riccardo Maestrelli, imprenditore con l'azienda più
importante di frutta e verdura alla Mercafir di Firenze, il mercato
all'ingrosso. Fuori da Firenze il sindaco gode delle simpatie di Oscar
Farinetti patron di Eataly (che a breve aprirà uno store proprio a
Firenze, negli spazi della libreria Martelli da poco chiusa), ovviamente
Giorgio Gori fondatore dell'impero Magnolia, poi il presidente di De
Agostini Pietro Boroli, il vicepresidente del gruppo Viacom
International Media Network, Alessandro Campo Dall'Orto). O stilisti
fiorentini come Ermanno Scervino, Ferruccio Ferragamo e Roberto Cavalli,
amici di Renzi. Qualcuno, come il tesoriere dei Ds Sposetti, uno che di
soldi e partiti ne sa parecchio, ha evocato finanziatori americani e
israeliani per Renzi.".
Insomma, al tavolo del Nixon di Rignano
mancano solo la contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare e il
MegaPresidente Galattico in persona, il Duca Conte, Lup. Man., Gran
Ladr., Farabut., Multinaz., Francesco Maria Barambani.
Il Cayman(o) è vintage: un vero neo-liberista anni '80!
Ovviamente non mi fido del Nixon di
Rignano anche perché notoriamente di economia non capisce niente e si
limita ad idolatrare in maniera dogmatica i sacri principi che hanno
trascinato il mondo nell'attuale crisi economico-finanziaria, ripetendo a
memoria slogan imparati da altri, di cui a sua volta si fida
ciecamente: i Serra, i Giavazzi, gli Alesina, gli Zingales ("il
liberismo è di sinistra", Renzi dixit, ripetendo il titolo di un noto
libello). Le idee di Renzi, è stato fatto notare da più parti, sono
state già rottamate dalla storia di questi ultimi anni, in particolare
le ricette economiche neo-liberiste che sono datate anni '80,
naturalmente unite ai nuovi dogmi di austerità e disciplina fiscale.
Renzi e non ha letto non dico i nobel per l'economia Stiglitz e
Krugman, ma neppure i recenti (seppur parziali) "ripensamenti" di
Blanchard e del FMI, pur sempre vestali del neoliberismo globale.
Insomma, se Renzi di economia non capisce una mazza, di sicuro chi lo
sostiene e lo consiglia è lucidamente e coscientemente un neo-liberista
di ferro (mentre il Nixon di Rignano lo è, per così dire,
"culturalmente" e istintivamente). Il programma-pdf di Renzi pubblicato
per le primarie è un esercizio ai limiti del dilettantismo, specialmente
sulle materie economico-fiscali. Per citare le parole di Stagnaro, un
giovane economista liberista che presiede l'Istituto Bruno leoni (in un'
intervista complessivamente elogiativa intitolata "io, liberista hard alla Giannino, voterei Renzi"): "beninteso,
il programma di Renzi non contiene analisi profonde né soluzioni
precise. E´ però indicativo dell´approccio culturale che il sindaco
sembra voler adottare". In questo - e solo in questo- sottoscrivo integralmente la posizione del libersita hard che appoggia entusiasticamente Renzi.
Di due Cayman(i) non si fa un programma: Il finanziere Serra & Renzi
Ben più strutturato è il programma di
Serra (il finanziere amante delle Cayman) che è stato sposato da Renzi
alla famosa cena di "finanziamento" con la finanza milanese. Nel
"documento Serra-Renzi" la critica al sistema-Italia si basa sulla
denuncia della scarsa competitività delle aziende italiane, a causa
della intollerabile pressione fiscale, della eccessiva spesa in pensioni
e salari pubblici e dal mancato contrasto all'evasione fiscale.
L'analisi di Serra (come ben mostrato da Vladimiro Giacchè) dimentica
la differente composizione della nostra spesa previdenziale rispetto
agli altri paesi europei e dimentica anche che l'Italia spende per gli
statali meno di Francia, Gran Bretagna e Spagna, anche se la spesa
unitaria per dipendente è superiore.
Le proposte di Serra sono debolissime e
peraltro le modalità suggerite per tagliare le tasse sulle imprese in
modo significativo sono assolutamente irrealistiche. Le privatizzazioni e
le dismissioni di patrimonio pubblico (ammesso che siano desiderabili
-e ovviamente non lo sono) non potrebbero in nessun caso garantire gli
introiti stimati dal documento. Esattamente il problema che il Comune di
Firenze sta incontrando in questi giorni: erano del tutto sballate le
ipotesi fatte da Renzi e dai suoi "consiglieri" sugli introiti che
sarebbero derivati dalla (s)vendita dei beni immobili e del patrimonio
pubblico. Per di più, Serra e Renzi sembrano non voler vedere che senza
considerevoli riduzioni sul monte complessivo dei salari pubblici - che
significa migliaia e migliaia di licenziamenti - e della spesa
previdenziale (già ridotta all'osso) lo stato italiano non potrà in
nessun caso ridurre significativamente il suo costo di funzionamento.
Insomma, chi vuol governare il paese non può raccontare favole, per
quanto siano favole che nascondono incubi sociali.
Il documento Serra ha una visione
parzialissima dell'economia italiana: omette di dire che i 2/3 del Pil
italiano sono generati dal terziario, per il quale sono completamente
assenti proposte significative. L'unico modo realistico per realizzare
quanto propongono Serra & Renzi sarebbe procedere a tagli fortissimi
alla spesa pubblica, da concentrare su salari pubblici e pensioni. In
definitiva Serra-Renzi ignorano completamente gli effetti
dell'austerità, ossia ignorano la storia europea degli ultimi 5 anni.
Grecia, Spagna e Portogallo mostrano che pesanti tagli alla spesa
pubblica non solo non fanno risparmiare ma avviano ad una recessione che
provoca ulteriore peggioramento dei conti e della situazione
economica: in un momento di recessione simili contrazioni di domanda
aggregata creano solo buchi di bilancio.
Con Zingales senza se e senza ma (ma Zingales sta con Romney!)
A queste conclusioni sono giunti
persino il Fondo Monetario Internazionale e la Banca mondiale, che a
metà ottobre a Tokio hanno finalmente preso atto del fatto che le
politiche di rigore stanno provocando una recessione eccessiva, in
particolare in Europa (e hanno scoperto che il moltiplicatore usato per
misurarne gli effetti era matematicamente sbagliato). Contemporaneamente
si accorgono dei successi di quei paesi che hanno keynesianamente
immesso denaro pubblico nel circolo economico, rifiutando le ricette
d'austerity e smentendo il dogma dell'austerità espansiva.
Ma il Nixon di Rignano continua a
seguire imperterrito il più realista dei realisti, il più liberista dei
liberisti, il suo altro consigliere economico: Zingales. Il Cayman(o)
Renzi ebbe a dire sprezzantemente, mesi fa, che lui certo non si faceva
dettare il programma economico da Fassina (il responsabile economico del
PD) ma semmai da Zingales stesso, ospite plurigettonato dei vari
incontri e Big-Bang alla Leopolda.
Ma proprio mentre Renzi copiava ad
Obama tutto, dai colori allo slogan della campagna (copiava tutto
fuorché il "programma" elettorale di Obama, naturalmente) , il buon
Zingales (più "coerente" e più conseguente di Renzi) argomentava
candidamente in un lungo articolo che lui tifava per Mitt Romney, non
per Barack Obama. Le ricette dei Serra e degli Zingales sono infatti le
ricette dei repubblicani USA, non certo di Obama: solo in questo strano
paese è possibile che un Nixon di Rignano sull'Arno rischi di diventare
il futuro candidato non del centro-destra ma del centro-sinistra
italiano.
Il centro-destra ha le idee chiare: per questo sceglie Renzi
Se il centro-sinistra ha le idee
confuse, ben più chiare sono le idee a destra: dalla Santanchè a
dell'Utri, da Sallusti a Ferrara, dalla Minetti a Berlusconi tutti
vedono in Renzi "l' ancora di salvataggio" offerta dalla storia per
cambiare tutto senza cambiare nulla: se il tracollo del sistema DC-PSI e
del craxismo aveva permesso a Berlusconi di costruire la sua fortuna
sulla retorica del "cambiamento", così ora Renzi offre la più solida
garanzia di continuità con il berlusconismo (come "cultura") e con il
pacchetto di idee "repubblicane" e neoliberiste di cui s'è detto.
Torniamo sempre al Gattopardo.
Vale la pena ricordare brevemente alcune delle dichiarazioni illuminanti. Dice la Santanché, onorevole del Pdl, che «se Renzi vince le primarie, lo bacio». Più meditato il giudizio di Marcello dell'Utri, che lancia un segnale non da poco: «Renzi
mi piace. Non vado in casa d'altri a votare alle primarie ma il
personaggio mi piace. E' un gigante nel panorama politico di oggi, una
persona giusta per questi tempi. Mi ricorda un po' Berlusconi, per
esempio nell'essere anticonformista. Alle politiche, se non ci fosse
Berlusconi, Renzi lo voterei, assolutamente, avercene di persone così.
Molti del Pdl se non ci fosse Silvio lo voterebbero» Iva Zanicchi,
collega della Santanchè, ha invece dichiarato che lei alle primarie del
centro sinistra ci andrà e voterà proprio Renzi. Ma naturalmente le
perle migliori ce le regala Silvio Berlusconi in persona, che in un'intervista a Sallusti dichiara: "si
è verificato un fatto positivo, Renzi, sotto la sigla del partito
democratico porta avanti le nostre idee, esattamente le nostre idee". Ed
aggiunge: se vincesse Renzi sarebbe un "miracolo: finalmente il PCI
divenerebbe un partito social-democratico", "quindi tanti auguri a
Matteo Renzi". Una dichiarazione dalla quale si evince che
Berlusconi si considera un socialdemocratico: probabilmente si ritiene
persino più a sinistra del Nixon di Rignano sull'Arno.
Il coraggio delle proprie idee? No, Renzi preferisce vincere
Vero è che il duo Gori-Renzi sembra
aver progettato una timida "svolta a sinistra" nelle ultimissime
settimane. Quando i sondaggi hanno mostrato che Renzi era indietro, Gori
ha finalmente capito che le primarie del centro-sinistra le puoi
vincere solo se riesci a "convincere" prima di tutto un pezzo
dell'elettorato di sinistra a votarti, mentre nella prima fase di
campagna Renzi puntava soprattutto a drenare voti "esterni" di
centro-destra (di qui tutta la polemica sulle "regole").
Così accadrà, purtroppo, dato che
tante persone di centro-sinistra voteranno oggi Renzi, in parte perché
non conoscono davvero chi sia il nostro Nixon toscano (il tempo
materiale per leggere ed informarsi è sempre più ridotto), un po' perché
la costosissima campagna elettorale mediatica di Gori & Renzi è
stata efficacissima, specialmente su determinate fasce della
popolazione.
Questo dimostra ancora una volta,
ahimè, un dato ormai inoppugnabile: quanto più denaro hai (quanti più
poteri forti finanziano e appoggiano la tua campagna) quante più
probabilità hai di "raggiungere" l'opinione pubblica e di "convincere"
(e quindi di vincere). Ma non è tempo, qui, di discutere delle sempre
più strette connessioni fra politica e mondo economico.
- l'importanza dei se e dei ma
Dicevo invece della timida "svolta a
sinistra" nel rush finale: il primo segnale è stato la presa di distanza
da Marchionne (è lui che ci ha traditi, ha detto il Caymano di Rignano,
in sostanza), ma appare un po' facile essere contro Marchionne dopo
avergli dato tutto ciò che voleva e dopo aver assestato qualche duro
colpo ai sindacati.
- Tav
Poi è arrivata addirittura la presa di
posizione critica contro il sottoattraversamento TAV di Firenze. Più
precisamente ha dichiarato "si dovesse iniziare oggi, direi no alla TAV".
Peccato che il Nixon di Rignano abbia
appunto firmato il via libera al tunnel TAV sotto Firenze, firmato le
deroghe sanitarie e acustiche per i cantieri, cancellato il piano delle
stazioni di superficie del trasporto locale su rotaia, messo in cima ai
propri programmi le grandi opere, dal tubone sotto Fiesole alla spianata
di cemento a Castello, fino ai tre inceneritori in una sola provincia.
Tre inceneritori in una sola provincia,
vero e proprio record italiano se non adirittura europeo: ma
naturalmente oggi nel suo tour Renzi fa il tizio della differenziata (a
cui tagliò i fondi, da Presidente della Provincia) e dei "rifiuti zero".
Come dice il suo ex assessore (verde) Mauro Romanelli, che Renzi buttò fuori dalla giunta proprio su questi temi: " Renzi non ha nemmeno il coraggio delle proprie idee e di quello che ha sostenuto per una vita.Mai visto uno abbassarsi tanto pur di vincere a tutti i costi".
Tuttavia anche Mauro sa bene che pure
in passato Renzi non ha mancato di fare false "aperture" in campagna
elettorale per poi chiudere a doppia mandata la solita porta, una volta
entrato in cabina di comando.
La politica come atto narcisistico?
Tuttavia il problema, almeno per me, non è solo quello del falso "stil novo" del Nixon di Rignano.
C'è anche un problema antropologico, etico, di visione generale del mondo e della politica.
Per Renzi la politica è un' impresa personale e personalistica, una sorta di estremo atto narcisistico, non è un processo collettivo, non è la ricerca corale di una società migliore, più giusta, più equa.
La politica è una carriera, un
esercizio di potere, non c'è "generosità" in questa visione del mondo e
del proprio ruolo nel mondo. In definitiva grazie a Renzi il
berlusconismo, i suoi "tic", la sua cultura ("goriana") continua a
vincere e a dilagare.
Infine il PD dorme come sempre: non è
nemmeno riuscito a candidare un tizio di centro-sinistra alle primarie
del PDL, facendosi fregare anche stavolta da quelle faine del
centro-destra, sempre un passo più avanti
PS: questo escursus renziano si puo' trovare anche sotto forma di nota facebook : https://www.facebook.com/notes/tommaso-fattori/il-vecchio-stil-novo-del-caymano-di-rignano/10151521806628626
APPROFONDIMENTI
Chi cerca, trova ? http://firenze5stelle.com/tag/anghiari/
Quanto "verde" è stato finora il Sindaco di Firenze? http://firenze5stelle.com/2012/11/15/quanto-verde-e-stato-finora-come-sindaco-di-firenze/
Riflessioni dal Comune di Firenze http://firenze5stelle.com/2012/11/13/21858/
Renzi cin cin a nostre spese, ADESSO! http://firenze5stelle.com/2012/11/06/renzi-cin-cin-a-nostre-spese-adesso/
Il Piano Renzi che cementifica Firenze http://firenze5stelle.com/2011/06/22/il-piano-renzi-che-cementifica-firenze/